Il Papa: «Sì a una paternità responsabile»

Nel volo di ritorno dalle Filippine, la conversazione di Francesco con i giornalisti tocca i temi della procreazione della famiglia, ma anche del terrorismo e della libertà di parola. «La prudenza è la virtà della convivenza umana»

La famiglia e la procreazione «responsabile», la libertà di espressione e la «virtù» della prudenza, il «terrorismo di Stato» e la corruzione. È un Papa che spazia ad ampio raggio sull’attualità di questi giorni quello che dialoga con i giornalisti nel volo di ritorno dalle Filippine, dopo la celebrazione della Messa con 7 milioni di fedeli, domenica 18 gennaio a Manila. E proprio rispondendo a una domanda sulle Filippine, dove la maggior parte dei cattolici dichiara delle perplessità riguardo i principi della Humanae vitae sulla contraccezione, si è lasciato andare a tratteggiare la sua idea di famiglia. «Alcuni – ha detto – credono che, scusatemi la parola, per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no?». «No», è la risposta di Francesco. «Paternità responsabile – ha spiegato -: si devono fare figli, ma responsabilmente. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca». Poi, ha continuato, resta il fatto che «per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Ma bisogno guardare anche alla generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro». Anche perché, ha confidato, «sentir dire che tre figli sono già troppi mi mette tristezza, perché tre figli per coppia sono il minimo necessario a mantenere stabile la popolazione».

Conversando con i giornalisti, il Papa è tornato anche sulle sue parole di qualche giorno fa, in relazione all’attacco terrorista contro la redazione di Charlie Hebdo, che hanno fatto il giro del mondo. E a proposito del «pugno» che anche un amico si può aspettare davanti a un’offesa ripetuta, ha chiarito: «In teoria possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, a una provocazione, non è una cosa buona, non si deve fare. In teoria, possiamo dire quello che il Vangelo dice, che dobbiamo dare l’altra guancia. In teoria, possiamo dire che noi abbiamo la libertà di esprimerci e questa è importante. Ma siamo umani, e c’è la prudenza, che è una virtù della convivenza umana». Nessun pugno, dunque, ma nemmeno provocazioni. «Io – ha aggiunto – non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta. Ma è umano. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana» e deve essere prudente. La prudenza «è la virtù umana che regola i nostri rapporti». L’invito dunque è a «fermarsi un po’»: una razione violenta «è cattiva sempre» ma «la libertà deve essere accompagnata dalla prudenza. Quello volevo dire».

All’ordine del giorno anche il tema del terrorismo, già affrontato dal pontefice nella Messa dell’8 gennaio, all’indomani della strage di Parigi. Francesco ha detto di augurarsi che «i leader religiosi, politici, accademici e intellettuali, si esprimano. Anche il popolo moderato islamico lo chiede ai suoi leader. Alcuni hanno fatto qualcosa. Io credo anche che bisogna dare un po’ di tempo perché per loro la situazione non è facile. Ho speranza perché c’è tanta gente buona fra loro, tanta gente buona, tanti leader buoni». Ma è come un terrorismo, per Francesco, anche quella «cultura dello scarto» sulla quale è ritornato più volte dall’inizio del suo pontificato. Oggi, ha detto, «non si scarta solo quello che avanza, si scartano le persone. Sembra normale». Questa culturale dello “scarto” dei poveri, «si può pensare che sia terrorismo di Stato».

Da ultimo, un riferimento alla corruzione che «ruba al popolo». La persona corrotta, ha spiegato ai giornalisti, «fa affari corrotti, governa corrottamente, e le vittime della corruzione sono i poveri, quelli che abbiamo visto anche in questi giorni. La corruzione oggi è a livello mondiale e uccide».

20 gennaio 2015