Il presbitero, una «identità in movimento»

Alla Lateranense, convegno su “Il prete in una Chiesa in uscita”. Il vescovo Palmieri: «Tenere a mente tre tratti: l’appartenenza al Signore, alla Chiesa e al Regno»

È trinitario il modello teologico-pastorale tratteggiato dal convegno “Il prete in una Chiesa in uscita” i cui lavori sono iniziati questa mattina, 9 aprile, nell’Aula Paolo VI della Pontificia Università Lateranense, per concludersi questa sera. Promossa dal Pontificio Istituto Pastorale Redemptor Hominis insieme al Servizio diocesano per la formazione permanente del clero della diocesi, la giornata di studio è stata aperta dal cardinale vicario Angelo De Donatis che nel suo intervento ha sostenuto come «i nodi e le prospettive in merito alla figura del presbitero impegnato nel contesto complesso di una grande metropoli come Roma vanno letti e compresi alla luce della Parola». In particolare, «il ministero pastorale deve assecondare l’opera dello Spirito Santo – ha sottolineato il porporato guardando al brano evangelico di Pentecoste -: come il Paraclito, Colui che consola e sta accanto, anche noi siamo chiamati a intessere relazioni fatte di stima e comprensione, capaci di fare sentire conosciuti e riconosciuti». Ancora, De Donatis ha messo in guardia dal rischio «della massificazione» mentre è importante «capire ciò di cui l’altro ha bisogno, realizzando un discernimento pastorale illuminato dal fuoco dell’Amore, l’unico che sostiene e non annienta l’azione della Chiesa».

Don Paolo Asolan, preside del Redemptor Hominis e incaricato del Servizio per la formazione permanente del clero, ha invitato a un «radicamento ecclesiale di tipo trinitario» per reinterpretare l’azione pastorale «guardando all’azione creatrice del Padre, redentrice del Figlio ed edificatrice dello Spirito Santo»; questi caratteri, infatti, possono e devono guidare «nella complessità e nel cambiamento propri del nostro tempo, l’agire del presbitero», chiamato non tanto, o non solo, «a organizzare le persone a lui affidate, come un manager, ma ad orientarle, come un leader, nel rispetto dei ruoli di ciascuno».

Pragmatico l’intervento del vescovo ausiliare Gianpiero Palmieri, che ha definito la necessità di un equilibrio tra la gestione delle strutture e il rilancio della missione cui i presbiteri sono chiamati. «Nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium – ha affermato il presule – il Papa ci spinge a non lasciare le cose come sono, avendo il coraggio di una riforma anche radicale, essendo audaci nel ripensare l’evangelizzazione»; quindi «tutta la curia romana deve diventare oggetto di rinnovamento affinché la Chiesa sia davvero una madre dal cuore aperto e la casa del Padre sia accessibile a tutti». Per «trasformare norme e consuetudini senza dimenticare il cuore della nostra missione, cioè il mistero pasquale – ha continuato Palmieri -, è bene tenere a mente i tre tratti che per il Papa definiscono primariamente il sacerdote: la sua appartenenza al Signore, alla Chiesa e al Regno».  Tuttavia, ha concluso Palmieri, «quella del presbitero è una identità in movimento», fatta di «dinamismi e tensioni interiori ed esterne» e che «si definisce nell’agire, non a tavolino».

Prima della pausa per il pranzo, il contributo alla riflessione su “Il prete oggi di fronte ai fenomeni culturali” di don Nicola Reali, docente di ecclesiologia al Redemptor Hominis. «Il presbitero è chiamato a interpretare la realtà non come un sociologo o un filosofo – ha affermato il sacerdote – ma con la peculiarità che gli è propria: da credente e quindi avendo come punto di riferimento Dio, la sua Parola e la sua azione». A presiedere la sessione pomeridiana dei lavori, il rettore del Seminario Romano Maggiore don Gabriele Faraghini; in programma le relazioni di padre Giovanni Cucci della Pontificia Università Gregoriana, Salvatore Abbruzzese dell’Università degli studi di Trento e monsignor Denis Biju-Duval del Redemptor Hominis, sul tema “Che cosa lasciare, che cosa tenere di quello che il mondo offre?”.

9 aprile 2019