Il presidente Cei Zuppi scrive a chi manifesta per la pace
Si rivolge direttamente a quanti saranno in piazza sabato 5 novembre, il cardinale: «Ti do del “tu” perché da fratelli siamo spaventati da un mondo sempre più violento e guerriero. Per questo non possiamo rimanere fermi»
Scrive direttamente a quanti sabato 5 novembre manifesteranno per la pace, il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi. Una lettera pubblicata dal sito del quotidiano Avvenire, che si apre con una richiesta: «Qualunque sia la tua età e condizione, permettimi di darti del “tu”. Le guerre iniziano sempre perché non si riesce più a parlarsi in modo amichevole tra le persone – riflette il cardinale -, come accadde ai fratelli di Giuseppe che provavano invidia verso uno di loro, Giuseppe, invece di gustare la gioia di averlo come fratello. Così Caino vide nel fratello Abele solo un nemico». E ancora: «Ti do del “tu” perché da fratelli siamo spaventati da un mondo sempre più violento e guerriero. Per questo non possiamo rimanere fermi».
Il presidente dei vescovi ne è consapevole: «Alcuni diranno che manifestare è inutile. Desidero dirti, chiunque tu sia – perché la pace è di tutti e ha bisogno di tutti – che invece è importante che tutti vedano quanto è grande la nostra voglia di pace. Poi – aggiunge – ognuno farà i conti con se stesso. Noi non vogliamo la violenza e la guerra. E ricorda che manifesti anche per i tanti che non possono farlo. Pensa: ancora nel mondo ci sono posti in cui parlare di pace è reato e se si manifesta si viene arrestati! Grida la pace anche per loro!», l’esortazione lanciata attraverso la pagina web di Avvenire.
Della guerra Zuppi ricorda anzitutto i morti: «Non statistiche ma persone», rimarca. E la violenza che «resta invisibile nelle tante guerre davvero dimenticate». Quel dolore che può diventare grido di pace. «Non vogliamo abituarci alla guerra e a vedere immagini strazianti», prosegue. Ma «non c’è tempo da perdere perché il tempo significa altre morti», avverte il cardinale, prendendo a prestito le parole di don Tonino Bello per ricordare che «la pace mette in movimento. È un cammino. “E, per giunta, cammino in salita”», sottolineava il vescovo di cui è in corso il processo di beatificazione, aggiungendo: «Occorre una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno. Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo».
Dal presidente Cei arriva anche una rassicurazione. «Le strade della pace esistono davvero, perché il mondo non può vivere senza pace – scrive -. Adesso sono nascoste, ma ci sono. Non aspettiamo una tragedia peggiore. Cerchiamo di percorrerle noi per primi, perché altri abbiamo il coraggio di farlo. Facciamo capire da che parte vogliamo stare e dove bisogna andare. E questo è importante perché nessuno dica che lo sapevamo, ma non abbiamo detto o fatto niente. Noi vogliamo dire che la pace è possibile, indispensabile, perché è come l’aria per respirare – riflette -. E in questi mesi ne manca tanta. È proprio vero che uccidere un uomo significa uccidere un mondo intero. E allora quanti mondi dobbiamo vedere uccisi per fermarci?».
Si tratta di evitare «lutti peggiori, forse definitivi per il mondo, prima di fermare queste guerre, quella dell’Ucraina e tutti gli altri pezzi dell’unica guerra mondiale. Le morti sono già troppe per non capire! E se continua – domanda Zuppi -, non sarà sempre peggio? Chi lotta per la pace è realista, anzi è il vero realista perché sa che non c’è futuro se non insieme. È la lezione che abbiamo imparato dalla pandemia. Non vogliamo dimenticarla». L’unica strada, prosegue, «è quella di riscoprirci “Fratelli tutti”. Fai bene a non portare nessuna bandiera, solo te stesso: la pace raccoglie e accende tutti i colori».
In ogni caso, riflette ancora il presidente dei vescovi italiani, «chiedere pace non significa dimenticare che c’è un aggressore e un aggredito e quindi riconoscere una responsabilità precisa. Papa Francesco con tanta insistenza ha chiesto di fermare la guerra. Chiedi quindi la pace e con essa la giustizia. L’umanità e il pianeta devono liberarsi dalla guerra». Quindi gli appelli: «Chiediamo al Segretario generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale, per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari, ridurre la spesa militare in favore di investimenti che combattano le povertà. E chiediamo all’Italia di ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari non solo per impedire la logica del riarmo, ma perché siamo consapevoli che l’umanità può essere distrutta».
Nella conclusione, l’invocazione a Dio, «il cui nome è sempre quello della pace», perché «liberi i cuori dall’odio e ispiri scelte di pace, soprattutto in chi ha la responsabilità di quanto sta accadendo. Nulla è perduto con la pace. L’uomo di pace è sempre benedetto e diventa una benedizione per gli altri».
3 novembre 2022

