Il presidente ucraino Zelensky ricevuto in udienza da Francesco
Il colloquio durato 35 minuti. Il tradizionale scambio di doni. Il giorno precedente il leader di Kiev aveva incontrato la premier Meloni, che ha ribadito il sostegno «a 360 gradi» dell’Italia, annunciando la conferenza per la ricostruzione, il 10-11 luglio a Roma
Durata circa 35 minuti il colloquio privato di questa mattina, 11 ottobre, tra Papa Francesco e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ne dà notizia la Sala stampa della Santa Sede, riferendo anche del tradizionale scambio di doni. Il Papa, informano dal Vaticano, ha regalto al presidente dell’Ucraina una fusione in bronzo di un fiore che nasce, con la scritta “La pace è un fiore fragile”, oltre al Messaggio per la Pace di quest’anno, ai volumi dei documenti papali, al libro sulla Statio Orbis del 27 marzo 2020, a cura della Lev, e al volume “I greco-cattolici ucraini dietro la cortina di ferro”. Zelensky invece ha donato al Santo Padre un dipinto a olio, raffigurante “Il massacro di Bucha. La storia di Marichka”.
Quella di oggi è stata la terza volta del leader di Kiev in Vaticano. L’ultima era stata il 13 maggio 2023: un colloquio di 40 minuti, nel quale sia Zelensky che Francesco avevano convenuto sulla «necessità di continuare gli sforzi umanitari a sostegno della popolazione» e il Papa aveva chiesto «gesti di umanità nei confronti delle persone più fragili, vittime innocenti del conflitto». Prima di allora, Zelensky era già stato ricevuto da Bergoglio l’8 febbraio 2020.
Prima di incontrare il Papa, nella giornata di ieri, 10 ottobre, il presidente ucraino ha incontrato la premier Giorgia Meloni, a Villa Pamphilj. Assicurato il sostegno «fermo, a 360 gradi» a Kiev, per «una pace che non sia resa come tanti, troppi, suggeriscono vigliaccamente». Nelle parole della presidente del Consiglio italiana, per arrivare a «un negoziato credibile, dobbiamo continuare a reagire in maniera ferma sul sostegno diretto e indiretto». Ha annunciato quindi nuove forme di supporto all’industria della difesa ucraina e la conferenza per la ricostruzione del Paese, distrutto dalla guerra, il 10 e 11 luglio a Roma.
Quella di Roma è stata la terza tappa del “summit europeo” a tappe del presidente ucraino, iniziato dopo il rinvio del vertice di Ramstein: Londra, Parigi e Berlino le altre destinazioni, da toccare tutte nell’arco di 48 ore. L’obiettivo: incassare aiuto politico e militare, che diventa fondamentale in vista dell’inverno, dando concretezza al suo «piano della vittoria» come ponte a un secondo summit per la pace. Il punto di partenza è che un cessate il fuoco non tra gli argomenti sul tavolo delle discussioni di questo summit a tappe, e che Kiev non è disposta a fare alcuna concessione a Mosca, soprattutto sul piano territoriale.
Dopo la visita di Zelensky a Londra, intanto, il Times riferisce che la Difesa britannica sta valutando l’invio di istruttori militari in Ucraina, per addestrare le truppe locali. Per il Cremlino, l’invio di truppe occidentali in Ucraina rappresenta una linea rossa da non superare, così come gli attacchi con armi occidentali a lungo raggio in territorio russo. Un punto, questo, sul quale gli alleati occidentali esitano a dare il via libera, consapevoli delle minacce del Cremlino di una risposta nucleare, ma che è uno degli elementi chiave del «piano della vittoria» del presidente ucraino, discusso in queste ore coi leader europei. Tra i più contrari, proprio il governo italiano, in una posizione analoga a quella della Germania.
11 ottobre 2024

