Il Servo di Dio Mollo, «testimone di una vita piena, aperta alla Grazia»

Le spoglie del diacono permanente traslate nella parrocchia dell’Assunzione, al termine della processione del Corpus Domini guidata dal vicario Reina. La figlia Sabrina: «Papà, un uomo semplice»

La solenne liturgia del Corpus Domini come occasione per guardare all’insegnamento di chi si è fatto testimone nella e con la propria vita. Le parole del cardinale vicario Baldo Reina, pronunciate nell’omelia della Messa solenne di sabato sera, 6 giugno, nella parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio, nel quartiere Tuscolano, hanno messo in luce come «quando ci nutriamo dell’Eucaristia non si tratta solo di un atto di devozione ma è Gesù stesso che è in noi e noi diventiamo con Lui una sola cosa», a tal punto che «abbiamo la responsabilità di dire “Io sono Cristo”» poiché «la mia vita è chiamata a far trasparire Cristo». In questo senso, allora, la figura del Servo di Dio Giampaolo Mollo, padre di famiglia, diacono permanente e cofondatore della Comunità Gesù Risorto, è «testimone di una vita piena» perché «si è aperta alla Grazia».

Le spoglie mortali di Mollo riposano ora nella parrocchia dell’Assunzione, in zona Quadraro, verso cui Reina ha guidato la processione del Corpus Domini, dopo la Messa, per benedire quindi il luogo di sepoltura interno alla chiesa che Mollo frequentava e dove avvenne la sua conversione. «La tumulazione dei resti mortali qui, dove il servo di Dio visse un’esperienza spirituale intensa che segnò un prima e un dopo nella sua esistenza – sono le parole del cardinale -, rappresenta un ritorno alle origini del suo cammino di fede e una consegna definitiva alla Chiesa a cui si è dedicato con generosità con attività di formazione e nel servizio del diaconato permanente».

La deposizione canonica di Mollo è «un gesto di memoria grande e di responsabilità ecclesiale», ha detto ancora Reina, sottolineando come «riconosciamo in lui una testimonianza attuale di santità silenziosa ma importante» e che «custodiamo così ciò che già il Signore ha operato» al fine di «riscoprire la bellezza di una vita donata nella semplicità», riconoscendo «la via concreta della santità».

A parlare della «vita semplice e normale» del servo di Dio è stata, a margine della celebrazione, la figlia Sabrina. «Papà era un uomo semplice, seppure istruito e con un lavoro in banca – ha detto -: una persona normale che ha deciso di dire “sì” al Signore in tutto e per tutto, trovando in Lui quell’amore paterno, proprio lui, orfano di padre fin da bambino». Un amore che Mollo sentiva di «dover portare a tutti», sono ancora le parole della figlia, «nel suo servizio come diacono» mediante il quale «si è dedicato tanto a tutte le persone» e grazie al quale «in tanti, oggi, vedono un esempio in lui e trovano la voglia di seguire il suo esempio, quando per me era prima di tutto un papà normale, anche se oggi mi rendo conto che c’è un progetto grande per lui».

In questo Sabrina individua un «senso di responsabilità per la mia vita e per quella della mia famiglia, di mio marito e dei miei figli», perché «sento che si deve conformare a quello che lui vorrebbe», considera. In particolare, la figlia di Mollo si commuove nel ritrovare nei propri figli, che hanno 23 e 27 anni, il desiderio di seguire l’esempio del nonno, «domandandosi cosa farebbe lui e desiderando fare il massimo per aiutare chi ha un problema e per fare del bene, seguendo la legge dell’amore». Questo è dunque l’insegnamento più grande che per la figlia il padre ha lasciato con il suo esempio: «Fare del bene, riconoscendo che dentro di noi ci sono due parti, il “lupo bianco” e quello nero, e sta sempre a noi decidere quale parte vogliamo nutrire e assecondare. Papà ha scelto sempre la parte del bene», ha concluso Mollo.

8 giugno 2026