Il telo della Sindone, testimonianza «della vicinanza di Dio»
Inaugurata la mostra a San Giovanni Battista dei Fiorentini, ideata dal Centro Othonia, promossa dal Regina Apostolorum. Reina: «Quell’uomo dal volto sfigurato, il tesoro della nostra fede»
Una fedele riproduzione della Sacra Sindone. Un percorso di pannelli informativi in italiano e in inglese. Una teca con un modello di flagello romano. Una ricostruzione in scala di una tomba ai tempi di Gesù. Una corona di spine a forma di elmo con intrecci di palma. Una copia dei chiodi usati per la crocifissione. Un rilievo del volto di Cristo. Una scultura del suo corpo adagiato nel sepolcro. E una riproduzione della “Deposizione” di Caravaggio.
È la nuova mostra “Chi è l’Uomo della Sacra Sindone?”, esposta nella basilica di San Giovanni Battista dei Fiorentini. È stata inaugurata ieri sera, 10 marzo, con la benedizione del cardinale vicario Baldo Reina. Un progetto per il Giubileo ideato dal Centro di ricerca Othonia e promosso dall’Ateneo pontificio Regina Apostolorum (Apra). L’evento ha visto anche la partecipazione del rettore padre José Enrique Oyarzún. Ai suoi saluti è seguito un dialogo tra la professoressa Emanuela Marinelli, biologa e sindonologa riconosciuta a livello internazionale, e il professor padre Rafael Pascual, direttore del Gruppo di ricerca Othonia e docente della facoltà di filosofia dell’Apra.
«Personalmente, lasciandomi condurre dal grande mistero della Sindone, ho sempre creduto che il lenzuolo abbia coperto il volto del nostro Signore – ha detto il cardinale vicario -. Lui, uomo dal volto sfigurato che ha conosciuto la sofferenza, è il tesoro della nostra fede. Che non nasce – ha aggiunto – da un uomo potente e bellissimo, ma da un crocifisso e da una persona umiliata, coronata di spine e messa su un patibolo, che poi è risorta».
In questo senso, Reina ha invitato a «ritornare al tema della fede e della Passione come motivo di forza e a cercare la potenza della Croce». Perché, «ciò che per altri è vergogna, per noi è speranza». Infine, il cardinale ha ricordato che la mostra è un «altro importante tassello che si aggiunge alle iniziative per l’Anno Santo della basilica». Recentemente, infatti, nei locali dell’oratorio di San Filippo Neri della chiesa è stato inaugurato anche il Centro giubilare di accoglienza per persone fragili e con disabilità.
Anche per il rettore dell’Apra, «la Sindone ci ricorda che la sofferenza non è mai l’ultima parola, perché nella Croce è già contenuta la speranza della risurrezione. In un mondo segnato dalle guerre e dalle ingiustizie – ha sottolineato -, questo sacro lino ci parla della vicinanza di Dio. La mostra, dunque, è «un’occasione preziosa per un cammino di fede. L’augurio è che ogni visitatore possa trovare crescita spirituale, preghiera e rinnovamento interiore».
Alla domanda lanciata dal titolo della mostra, ha risposto la professoressa Marinelli. «È Gesù – ha sottolineato -. Non ci sono alternative. È stato fatto un calcolo di probabilità da un matematico di Torino, il professor Bruno Barberis. Egli ha detto, conti alla mano, che la probabilità che non sia Gesù è una su 200 miliardi. I fisici dell’Enea di Frascati hanno studiato nel dettaglio le caratteristiche dell’immagine». Si tratta di un ingiallimento, ha spiegato la docente, «ovvero di una disidratazione e di una ossidazione della superficie del lino. Solo una fortissima luce può aver provocato tutto ciò». La Sindone «ci restituisce un cadavere flagellato, con una corona di spine, inchiodato a una croce e trafitto da una lancia al costato, che non è rimasto nel lenzuolo». Il sangue, ha concluso Marinelli, «ci dimostra che è stato lì solo per 36 ore. E poi, in qualche modo misterioso, ha impresso la sua immagine come se avesse prodotto un flash di luce».
Per il direttore del Gruppo di ricerca Othonia, «la mostra è un’occasione straordinaria per scoprire i misteri della Sindone e per intraprendere un cammino spirituale anche e soprattutto con l’inizio della Quaresima, fino al culmine della Pasqua, che non lascia indifferente chi la percorre con mente e cuore aperti e con il desiderio di lasciarsi interrogare da questa eloquente testimonianza silenziosa».
11 marzo 2025





