In Italia «uno dei sistemi scolastici più stressanti al mondo»
A evidenziarlo è WeWorld in “Facciamo scuola. L’educazione in Italia ai tempi del Covid”. Le proposte: «Estendere l’obbligo alla fascia 3-18 anni, rimodulare il calendario, potenziare attività extra»
Un’istantanea del sistema educativo italiano e delle sue ripercussioni sul benessere di ragazze e ragazzi: è il rapporto “Facciamo scuola. L’educazione in Italia ai tempi del Covid-19”, presentato ieri, 21 aprile, da WeWorld, organizzazione italiana indipendente impegnata da 50 anni a garantire i diritti di donne, bambine e bambini in 25 Paesi. E il primo dato che emerge è che il sistema scolastico italiano è uno dei più stressanti al mondo. «Più della metà degli studenti dichiara di sentirsi nervoso mentre studia, rispetto a una media Ocse del 37% – si legge nel rapporto -. Gli studenti italiani, con 50 ore a settimana, sono anche tra quelli che dedicano più tempo allo studio: proprio a causa della mancanza di pause adeguate durante l’anno scolastico, bambini e ragazzi faticano a trovare tempo per riposare e vedono aumentare il loro livello di stress, correlato anche al carico di compiti a casa». La conseguenza: «Nervosismo e malessere», che «producono scarso interesse per la scuola e cattive performance tra i banchi, favorendo disagio psicologico e dispersione scolastica». Basti pensare che «nel 2020 i giovani tra i 15 e i 24 anni che non lavorano né studiano hanno raggiunto il 20,7%».
Una situazione, questa, presente da diversi anni ma aggravata dalla pandemia. In assenza di interventi mirati, sottolineano da WeWorld, si stima che «i periodi di Dad produrranno una perdita di apprendimento equivalente a 0,6 anni di scuola e un aumento del 25% della quota di bambini e bambine della scuola secondaria inferiore al di sotto del livello minimo di competenze (dati Invalsi)». E i dati rilevati sul campo dall’organizzazione evidenziano grandi limiti in termini di differenze di accesso ai dispositivi digitali. All’inizio della pandemia circa il 70% degli under 18 con cui WeWorld lavora nelle periferie italiane non possedeva né un pc/tablet né la connessione Internet a casa. Complessivamente, in Italia circa 600mila studenti sono rimasti completamente esclusi da ogni forma di didattica a distanza. La pandemia, insomma, ha agito come acceleratore di disuguaglianze già profonde e presenti da anni nel sistema educativo italiano.
Nel rapporto vengono proposte anche tre azioni concrete per cambiare il sistema scolastico e renderlo più aderente alle esigenze educative e formative degli studenti. Innanzitutto, «estendere l’obbligo di istruzione dalla fascia 6-16 anni alla fascia 3-18 anni». L’obiettivo è quello di «garantire i benefici dell’educazione della prima infanzia a tutti i bambini, con conseguenze positive in termini di apprendimento nel lungo periodo. Nella fascia 16-18 anni, la misura favorirebbe in particolare la prevenzione e il contrasto alla dispersione scolastica, consentendo di ridurre il fenomeno dei Neet (giovani che non studiano e non lavorano)».
La seconda proposta è quella di «rimodulare il calendario scolastico, con la riduzione da tre mesi di vacanze estive a due (in luglio e agosto) e l’inserimento di pause distribuite in maniera più uniforme durante l’anno scolastico per mantenere, dunque, il numero totale di 200 giorni di lezione». Questo «garantirebbe maggiore continuità didattica e relazionale, prevenendo la perdita di competenze e l’abbandono scolastico e favorendo anche una maggiore conciliazione tra cura famigliare e lavoro per i genitori – evidenziano da WeWorld -. Un aspetto fondamentale per favorire l’emancipazione e l’occupazione femminile, su cui resta ancora molto da fare nel nostro Paese». Da ultimo, si propone di «introdurre la figura di un dirigente del “tempo extra-scuola”, incaricato del potenziamento delle attività extracurricolari, in collaborazione con il terzo settore». Un’indicazione, questa, che nasce «dalla necessità di attribuire maggiore rilevanza e spazio di operatività all’extra-scuola, in collaborazione con la scuola stessa», per «colmare la carenza di esperienze attive e relazionali, aggravata dalla pandemia, e porre al centro il superiore interesse di bambini e ragazzi».
22 aprile 2022

