In libreria la “storia di Natale” di Mimmo Muolo
Presentato nelle Paoline di via del Mascherino il giallo “Ribellarsi alla notte”, firmato dal vaticanista di Avvenire. Il teologo Lorizio: «Anche la Bibbia è un’investigazione»
«Il male non si può spiegare ma si può raccontare». Con questa citazione di Paul Ricoeur il direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda ha chiosato la presentazione dell’ultimo romanzo di Mimmo Muolo, firma storica di Avvenire, che affianca alla sua opera come vaticanista una vocazione da giallista. Il libro, appena uscito per i tipi delle Paoline, ha un titolo adattissimo per le imminenti festività “Ribellarsi alla notte. Una storia di Natale”.
Presentato ieri, 6 novembre, nella sede della libreria delle Paoline di via del Mascherino, a due passi dal Vaticano, il volume ha raccolto oltre alle suggestioni di Monda anche quelle Incoronata Boccia, vicedirettore del Tg1, e del teologo Giuseppe Lorizio, direttore dell’Ufficio per la cultura della diocesi di Roma. A leggere alcuni estratti del libro, l’attrice Claudia Koll.
Per Lorizio «anche la Bibbia è una investigazione. I primi dialoghi tra Dio e l’Uomo sono domande: “Dove sei?”, “Chi ti ha fatto sapere che eri nudo?”. E poi la domanda che inchioda tutti noi: “Caino, dov’è tuo fratello?”. Dio vuole sapere che rapporto abbiamo con lui, ci cerca, si avvicina, è disponibile all’Amore. È l’uomo che nega e si nega. In questa negazione trova spazio il male, la nostra solitudine, il dolore che ognuno si porta dentro e che non si può spiegare ma può essere raccontato, anzi secondo Flannery O’Connor il “male stesso è funzionale allo scrittore”, perché utile al racconto del bene».
Il volume di Muolo è un giallo con i suoi colpi di scena, con un colpevole e un detective, ma è anche un viaggio esistenziale nelle ferite dell’animo umano. La sinossi è semplice ma accattivante: «Poco dopo Natale, dal presepe allestito in una piazza romana qualcuno sottrae la statuetta di Gesù Bambino. Per il parroco don Eugenio è un atto gravissimo, ma per il commissario Mariotti, che riceve la sua denuncia, è un caso di poco conto. Per ordini superiori, egli deve comunque dare precedenza al rapimento di Gesù Bambino e così, per ripicca, affida le indagini a quello che considera il meno capace dei suoi agenti, balbuziente e per di più azzoppato in seguito a uno scontro a fuoco con alcuni malviventi, Rocco Gargiulo. Intanto, dalla finestra del proprio appartamento, Antonio, dodici anni, osserva tutto ciò che accade e annota i discorsi che crede di aver colto grazie alla sua capacità di leggere il labiale di quanti si avvicendano nella piazza. Parlando con lui, Gargiulo avrà l’intuizione che gli permetterà di ricostruire la ragnatela dei rapporti tra i diversi personaggi e gli farà scoprire una verità a doppio fondo».
Da questo furto emerge una ferita aperta, ma anche la ricerca di salvezza simboleggiata proprio dal rubare Gesù, spiega la vicedirettrice del Tg1 Boccia, che ricorda il buon ladrone che «”rubò” la salvezza per sé mentre era sulla croce accanto a Cristo. Questo romanzo – aggiunge – ha i toni del thriller ma al contempo ricorda le opere di Chesterton o il Canto di Natale di Dickens: anche qui c’è un confronto duro con i propri fantasmi».
Un romanzo, quello di Muolo, che è anche un invito, sulla scorta della recente lettera del Papa ai seminaristi sull’importanza della letteratura nella formazione spirituale. «Dobbiamo come cattolici fare più narrativa, anche per rispondere a’una idea di famiglia e di società che il mondo contemporaneo propone su tutti i media», sono le parole dell’autore, a cui fa eco Monda: come cristiani, è necessario «tornare a raccontare storie, essere narratori della Buona Novella».
7 novembre 2024

