In Somalia è allarme carestia
L’allarme di Save the Children: «Non c’è più tempo». Un milione e mezzo i bambini a rischio in tutto il Paese. L’appello: investire nell’allerta precoce e nell’azione preventiva
In Somalia ormai è allarme carestia: un rischio concreto, per comunità agricole e sfollati in tre aree della regione di Bay, nel sud-ovest del Paese – compresi i distretti di Baidoa e Burhakaba -, tra ottobre e dicembre, senza che un’assistenza umanitaria significativa raggiunga i più bisognosi, mentre la Somalia sta affrontando la peggiore siccità degli ultimi 40 anni. Il campanello d’allarme è quello suonato da Save the Children, secondo cui un milione e mezzo di bambini – vale a dire 1 su 5 – potrebbero andare incontro a forme mortali di malnutrizione entro ottobre se non si interviene immediatamente. L’organizzazione, insieme alle agenzie delle Nazioni Unite e ad altre ong, ha allertato donatori e governi sull’aggravarsi della crisi nel Corno d’Africa per più di un anno, con la Somalia paralizzata da quattro stagioni piovose consecutive mancate e previsioni scarse per le piogge di ottobre-dicembre. «Se la stagione delle piogge dovesse saltare per il quinto anno, sarebbe una situazione senza precedenti», avvertono. Al momento, secondo le informazioni disponibili, c’è un concreto rischio di una carestia nella regione di Bay, ma in quelle aree sarà distribuita un’assistenza minima a novembre e dicembre, a causa dei limiti di finanziamento. In quest’area, i morti erano stati tantissimi già nell’ultima carestia nel Paese, nel 2011, che aveva provocato 260mila vittime, la metà delle quali di età inferiore ai 5 anni.
Per mesi, Save the Children ha avvertito che gli ospedali sarebbero stati sopraffatti da un’ondata di bambini gravemente malnutriti, con letti pieni e reparti al limite della sopportazione. Nel frattempo la siccità in Africa orientale decimava la capacità delle persone di allevare il bestiame o di coltivare i campi mentre la guerra in Ucraina fa salire i prezzi dei generi alimentari, rendendo i prodotti di base inaccessibili per molti Paesi che dipendono dai cereali importati. «Gli allarmi precoci sono stati ampiamente ignorati all’inizio, anche se l’aumento dell’assistenza umanitaria dall’inizio del 2022 ha indubbiamente salvato molte vite. Ma queste attività non hanno ancora raggiunto il livello necessario e servono 1,5 miliardi di dollari per dare ai bambini vulnerabili e alle loro famiglie il cibo, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e l’acqua di cui hanno bisogno per sopravvivere», evidenziano dall’organizzazione internazionale.
A prende la parola è Mohamud Mohamed Hassan, direttore dell’organizzazione per la Somalia. «Siamo arrivati troppo tardi per quei bambini e quegli adulti che hanno già perso la vita per fame, morti tragiche, evitabili e strazianti – afferma -. Esse non solo rappresentano una catastrofe per le loro famiglie ma dimostrano nel modo più brutale la crescente apatia globale nei confronti delle vittime della crisi climatica. Li piangiamo e proviamo rabbia per quanto accaduto». Negli ultimi mesi, ha aggiunto, «i donatori internazionali sono intervenuti con finanziamenti cruciali per questa crisi. Questo è esattamente ciò che Save the Children e altre agenzie hanno chiesto ed è ovviamente ben accetto. Ma l’analisi di oggi mostra che anche questa generosità potrebbe essere arrivata troppo tardi – riflette – e che abbiamo bisogno non solo di finanziamenti immediati ma anche di una rapida pianificazione a lungo termine e di un cambiamento del sistema per impedire che questo continui ad accadere a persone che non hanno fatto assolutamente nulla per contribuire alla fame o alla crisi climatica. Oltre a finanziamenti significativi per servizi immediati e salvavita – è l’analisi di Hassan -, i donatori devono continuare a investire nell’allerta precoce e nell’azione preventiva per gestire meglio il rischio di crisi di fame e mitigarne gli impatti prima che sia troppo tardi. I finanziamenti umanitari reattivi da soli sono troppo lenti, inaffidabili e costosi e, in ultima analisi, inefficaci per affrontare le complesse crisi di oggi».
Una dichiarazione di carestia si basa su decisioni tecniche che riguardano tre soglie – che almeno il 20% della popolazione sia colpita, che circa un bambino su tre sia gravemente malnutrito e che due persone su 10mila muoiano ogni giorno – e su un accordo politico. L’ultima carestia ufficiale è stata dichiarata in alcune zone del Sud Sudan nel 2017. Dall’inizio del 2021, informano da Save the Children, la siccità ha costretto circa 260mila persone nella regione di Bay ad abbandonare le loro fattorie e a trasferirsi campi sfollati in cerca di cibo e aiuti. A luglio, i livelli di malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni avevano raggiunto il 24,9% tra le popolazioni rurali e il 28,6% tra i nuovi sfollati. «Tutto questo fa vedere una sola cosa: i bambini nelle zone più colpite della Somalia stanno morendo, ora, a causa della fame, della malnutrizione o di malattie da esse provocate. La malnutrizione rende i bambini, in particolare i neonati, molto più suscettibili a malattie e disturbi come dissenteria, diarrea, colera, malaria e polmonite. Senza cibo nutriente a sufficienza o senza la capacità di assorbire le giuste sostanze nutritive a causa delle malattie – denunciano da Save the Children -, i bambini sotto i cinque anni sono ad alto rischio di malnutrizione acuta che può portare alla morte o, se il bambino sopravvive, può causare un arresto della crescita e ostacolare lo sviluppo mentale e fisico a lungo termine».
6 settembre 2022

