Infanzia, cresce l’abuso psicologico

La violenza verbale è la forma più diffusa di maltrattamento infantile. Il rapporto del Cesvi: Lazio all’11° posto per fattori di rischio. Carenza nei servizi di supporto

Il Lazio si posiziona all’11° posto per i fattori di rischio di maltrattamento infantile e al 16° per la qualità e l’efficacia dei servizi offerti per contrastarli. Un quadro preoccupante anche in considerazione del fatto che rispetto al 2022 la regione è scesa di un ulteriore gradino in classifica. Piazzandosi tra le regioni “a elevata criticità” per fattori di rischio a livello individuale, relazionale (dinamiche familiari e violenze domestiche), comunitario (povertà, disoccupazione, degrado urbano, accesso limitato ai servizi) e sociale, il Lazio paga anche una carenza nei servizi di supporto.

È quanto emerge dalla sesta edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia 2024, intitolato “Le parole sono importanti”, curato dall’organizzazione umanitaria Cesvi e presentato questa mattina, mercoledì 3 luglio, nella Sala Caduti di Nassirya del Senato. Il maltrattamento all’infanzia include diverse forme di abuso a danno di minori di 18 anni: fisico, sessuale, psicologico, trascuratezza, che danneggiano gravemente la salute, la crescita, lo sviluppo e la dignità dei bambini. Il rapporto 2024 analizza i dati degli ultimi due anni e si concentra sul ruolo del linguaggio nel maltrattamento e nella cura all’infanzia, da cui il titolo del lavoro “Le parole sono importanti”.

Una piaga particolarmente avvertita nell’epoca del cyberbullismo e della violenza nei social media. L’Organizzazione mondiale della sanità ha rilevato che l’abuso psicologico, di cui la violenza verbale fa parte, è la forma più diffusa di maltrattamento infantile tra i 55 milioni di bambine e bambini che in Europa subiscono abusi, con prevalenza del 36,1%. Quello che emerge dal rapporto è che uno dei mezzi per prevenire il fenomeno è investire sull’educazione alla cura e al linguaggio positivo di bambini, genitori e comunità educante, partendo proprio dalla formazione dei professionisti e dalla ricerca di un linguaggio condiviso su maltrattamento e cura nei tavoli di coordinamento territoriale.

Il rapporto presenta una graduatoria basata su 64 indicatori, classificati rispetto a sei diverse capacità: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accedere a risorse e servizi. Esaminando qualche dato si scopre che il Lazio è in basso alla classifica, al sedicesimo posto con un punteggio negativo di -0,521, tra le regioni con minore disponibilità di servizi dedicati alla cura di patologie psicologiche e mentali e di stati di dipendenza relativi al consumo di droghe e alcol, erogati sia nell’ambito del sistema sanitario e ospedaliero che in quello sociale e territoriale.

Il Lazio si posiziona anche tra i gradini più bassi del podio, esattamente al diciannovesimo posto, tra le regioni con il più critico fattore di rischio relativo alla sicurezza. Va decisamente meglio per quel che riguarda la migliore protezione dai fattori di rischio legati all’istruzione, con il Lazio al terzo posto, che però precipita al tredicesimo per l’accesso alle risorse e il lavoro. Ne consegue che, indietreggiando di tre posizioni in due anni, si piazza al sedicesimo posto in merito alla capacità totale di fronteggiare il maltrattamento all’infanzia.

figlio triste, famiglia, violenza psicologica, violenza verbalePromuovere maggiori politiche per la famiglia è l’impegno del viceministro del Lavoro Maria Teresa Bellucci per la quale «la protezione dell’infanzia e dell’adolescenza è la proprietà tra le priorità. La violenza e il maltrattamento sono “democratici” perché possono entrare nella vita di un bambino indipendentemente dal ceto sociale ed economico. La responsabilità è degli adulti». Il direttore generale di Cesvi Stefano Piziali ritiene che «il lavoro che le regioni possono fare è raccogliere dati per misurare il fenomeno senza paura perché è complesso e radicato. I fenomeni si possono cambiare solo se si valutano attentamente. Dalla presa in carico dei servizi emerge che bisogna lavorare sui genitori, mamma e papà si diventa, non si nasce, e promuovere il dialogo con la scuola. Spesso quello tra famiglie e insegnanti è un dialogo distorto perché entrambe le parti non sempre accettano consigli che vengono da entrambe le parti».

Durante la conferenza, moderata dal giornalista Rai Marco Carrara, dalla consigliera del ministro dell’Università Alessandra Gallone, in videocollegamento, il suggerimento di fare «un “Erasmus” regionale tra le regioni piu virtuose e quelle più in difficoltà. Sarebbe utile per scambiarsi le competenze e le buine pratiche». La ricercatrice Giovanna Badalassi ha posto l’accento sulla difficoltà di «cogliere l’evoluzione dei cambiamenti nel medio e breve termine perché le attività del terzo settore e del volontariato non vengono analizzate a livello statistico». Leggendo il rapporto, il presidente Cismai Marianna Giordano prova «tristezza per quello che perdiamo quando non rispondiamo ai bisogni dei bambini, fiducia, perché ci sono le azioni per cambiare le cose e la necessità di equità» dato che ancora una volta emerge un’Italia spaccata in due dove il Nord è più virtuoso del Meridione.

3 luglio 2024