Infermiera killer, «telecamere negli ospedali contro gli abusi sui pazienti»

Il presidente Auser dopo l’arresto dell’infermiera a Piombino, accusata di aver ucciso 13 pazienti. Abusi nel 30% delle strutture sanitarie. «Intollerabile»

Il presidente Auser dopo l’arresto dell’infermiera a Piombino, accusata di aver ucciso 13 pazienti. Abusi nel 30% delle strutture sanitarie. «Intollerabile»

«Gli anziani nelle strutture sanitarie sono spesso trattati non come persone ma come soggetti che producono reddito, così l’economia sociale diventa economia monetaria e tutto è fatto al massimo ribasso o al massimo guadagno. È naturale, in questo contesto, che l’anziano subisca abusi intollerabili». È il commento di Enzo Costa, presidente Auser, l’associazione degli anziani, in merito a quanto accaduto a Piombino, dove un’infermiera è stata arrestata dai carabinieri dei Nas di Livorno con l’accusa di aver ucciso 13 persone tra i 61 e gli 88 anni, con iniezioni di un farmaco anticoagulante, l’eparina, non prescritto nelle terapie.

Abusi nel 30% delle strutture sanitarie. Abusi ripetuti: farmaci scaduti o inadeguati, anziani legati al letto, condizioni igienico sanitarie precarie. Accade questo, secondo i Nas e secondo Auser, nel 30% delle residenze sanitarie assistite per anziani. Ma anche in molti ospedali.

Telecamere negli ospedali. Ma come contrastare gli abusi? Secondo l’Auser, la soluzione esiste: telecamere negli ospedali, nelle Rsa e nelle case di cura. «In questo modo – spiega Costa – l’anziano sarebbe maggiormente tutelato. Le telecamere non vanno interpretate come una violazione della privacy di infermieri e pazienti, ma come forma di tutela». Non solo videosorveglianza. Secondo Costa, è necessario «aprire illimitatamente le strutture sanitarie alle visite dei familiari, non soltanto durante fasce orarie specifiche». Inoltre, è importante «aprire le case di cura alle associazioni di volontariato, a cui spesso invece vengono chiuse le porte. Spesso il soggetto esterno viene visto come un estraneo, invece non bisogna aver paura di controlli».

1° aprile 2016