Governo e parlamento inglese non riescono ancora a trovare una soluzione e una posizione comune in tema di Brexit. È quanto emerge dal discorso di oggi, 26 febbraio, della premier britannica Theresa May alla Camera dei Comuni. All’orizzonte la possibilità di un rinvio, pur breve, del divorzio dall’Ue, rispetto alla data prefissata del 29 marzo. Ai deputati di Westminster infatti la premier ha promesso un voto sull’accordo di recesso con l’Unione europea, già bocciato due volte, il prossimo 12 marzo. Se i parlamentari diranno ancora no avranno due possibilità: la prima è approvare, il giorno successivo, il “no deal” – vale a dire il divorzio senza accordo dalla Ue -, che però, diverrà realtà soltanto se ci sarà una maggioranza a favore a Westminster. Se il “no deal” verrà invece respinto – è la seconda possibilità – allora i deputati voteranno ancora il giorno dopo, il 14 marzo, per chiedere un’estensione della data del 29 marzo. La serie di voti, 12, 13 e 14 marzo, dovrà essere approvata domani dal parlamento di Londra.

La nuova proposta della premier è stata pensata per evitare una nuova sconfitta del governo a Westminster, dove i deputati avrebbero preso il controllo del processo Brexit per evitare una rottura senza accordo con la Ue. Theresa May, tuttavia, non ha escluso questa eventualità. «Sono convinta – ha detto – che, se dobbiamo, possiamo trasformare il no deal in un successo». Nel frattempo l’opposizione laburista, guidata da Jeremy Corbyn, insiste per un secondo referendum e vuole che l’accordo concluso dalla premier Theresa May con Bruxelles venga approvato anche dai cittadini con un voto pubblico, se il parlamento darà il benestare.

26 febbraio 2019