Iraq, Msf accanto a quanti fuggono dalla violenza dello Stato islamico

L’associazione denuncia la situazione nei campi intorno a Mosul: «Persone traumatizzate». 45 pazienti al giorno per le equipe di salute mentale

L’associazione denuncia la situazione nei campi intorno a Mosul: «Persone traumatizzate». Le equipe di salute mentale visitano 45 pazienti al giorno

«Hanno subito due anni di occupazione della loro città e dei loro villaggi da parte del cosiddetto Stato islamico (Is), attacchi aerei, forze irachene che combattevano l’Is. Sono fuggiti per salvarsi la vita e sono arrivati in un campo sfollati». Il responsabile del progetto di salute mentale di Medici senza frontiere a Erbil, Bilal Budair, racconta la fuga – «molto in fretta, senza portare nulla con sé» – di quanti hanno abbandonato Mosul dopo il recente lancio dell’offensiva militare per riprendere la città. «E adesso si ritrovano confinati in un campo».

Circa 30mila, al momento, le persone che vivono nei campi a Hassansham e Khazer, 35 chilometri a est di Mosul. Le équipe Msf di salute mentale visitano circa 45 pazienti al giorno. Nei loro racconti, esecuzioni pubbliche al mercato, cadaveri impiccati e lasciati per giorni sui ponti sopra il fiume, morti per decapitazione, lapidazione, torture e punizioni fisiche. Ancora, molte delle persone assistite sono stati testimoni oculari dei combattimenti nei propri villaggi e quartieri e hanno visto morire amici e parenti. «Una donna – riferisce Budair – è arrivata da noi con il figlio di 10 anni. La figlia di una sua amica è morta quando un colpo di mortaio ha colpito la loro casa. Lei e suo figlio hanno visto il cadavere della bambina, erano amici. Queste persone sono fuggite da Mosul o dai villaggi circostanti per trovare sicurezza nei campi. Ma sono ancora terrorizzate e vivono nella paura di dover subire ancora la violenza dello Stato islamico». Di fatto Msf è l’unica organizzazione a trattare casi gravi e fornire cure psichiatriche.

13 gennaio 2017