Israele: è intesa a 8 per il dopo Netanyahu

Annunciato l’accordo per un governo di coalizione che coinvolge anche, per la prima volta, una formazione araba. Attesa la fiducia del Parlamento

Sono 8 i partiti protagonisti dell’accordo per un governo di coalizione che potrebbe mettere fine a 12 anni di governo del Likud, il partito conservatore del primo ministro Benjamin Netanyahu. Si tratta dei centristi Yesh Atid e Kahol Lavan, della destra di Israel Beitenu, Yamina e Tikva Hadasha; ancora, coinvolti i Laburisti, la sinistra di Meretz e la Lista araba unita, nota anche con l’acronimo Ra’am, che diventerebbe così la prima formazione araba a entrare in un governo nella storia di Israele.

L’accordo annunciato prevede che fino al settembre del 2023 il primo ministro sia Naftali Bennett, di Yamina, che poi lascerebbe l’incarico a Yair Lapid, capo di Yesh Atid. La coalizione dovrà comunque ottenere la fiducia dal Parlamento israeliano, che si esprimerà con il voto nel corso della prossima settimana.

A tenere insieme l’alleanza, oltre alla volontà di mandare a casa Netanyahu, anche il desiderio di evitare le quinte elezioni nel giro di due anni e mezzo. Proprio per questo, è previsto che le questioni più ideologiche – su tutte, le trattative con i palestinesi – siano lasciate da parte per concentrarsi sui problemi interni, dall’economia alla necessità di ritrovare l’unità del Paese, dopo le violenze delle ultime settimane.

Senza nessuna difficoltà invece l’elezione dell’undicesimo presidente di Israele: è Isaac Herzog, che ha ottenuto al primo turno 87 preferenze. Laburista, 60 anni, in politica dal 1999 come consigliere di Ehud Barak,porta il nome del nonno che è stato rabbino capo d’Irlanda e alla guida degli ebrei ashkenaziti nella Palestina sotto il mandato britannico e poi nello Stato d’Israele dalla fondazione fino al 1959.

3 giugno 2021