La direzione spirituale, via che conduce a Dio

L’incontro di formazione promosso da Ecclesia Mater e Apostolato Accademico Salvatoriano. Parole chiave: accompagnamento e discernimento

“La direzione spirituale. I gravi rischi di una paternità mal compresa” è il tema del secondo seminario svoltosi lunedì 11 marzo, organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze religiose Ecclesia Mater della Pontificia Università Lateranense, in collaborazione con l’Apostolato Accademico Salvatoriano. L’incontro rientra nella più ampia iniziativa “Va’ e ripara la mia Chiesa! Protagonisti di guarigione in una Chiesa santa e ferita” che si avvale del patrocinio del Servizio diocesano per la formazione permanente del clero. Numerosi i sacerdoti, le religiose, i diaconi, i superiori delle comunità che hanno preso parte al seminario. Tra loro anche il vescovo ausiliare della diocesi di Roma Daniele Libanori.

Il diacono Marco Ermes Luparia, psicoterapeuta, ha analizzato le implicazioni psicologiche della direzione spirituale mentre gli aspetti pastorali sono stati affidati a don Paolo Noris, che si occupa della formazione dei giovani sacerdoti per la diocesi di Bergamo. Il seminario, durante il quale è stato tracciato l’identikit del buon padre spirituale, ha voluto rappresentare un «corso di prevenzione sulle devianze che possono emergere nella direzione spirituale: una sorta di pre allertamento sui rischi di un accompagnamento deviato – ha spiegato Luparia -. Abbiamo colto dei nervi scoperti all’interno dei presbiteri, alcuni sono stati riportati anche dai giornali, altri no, ma ci aiutano a riconoscere uno spaccato di fragilità o di forza dei sacerdoti». Una formazione necessaria per monsignor Andrea Manto, vice preside dell’Ecclesia Mater, il quale ha rimarcato che non è possibile esercitare nessun ministero e in particolare quello di padre spirituale in modo «dilettantistico e improvvisato». È importante possedere «una conoscenza delle dinamiche spirituali, che spesso si danno per scontate perché siamo sacerdoti, ma anche di quelle umane».

Nel corso della mattinata di studio è stato più volte ribadito che la direzione spirituale ha alla base una profonda sensibilità spirituale ed evangelica e per tale motivo è trasversale, non è ad esclusivo appannaggio dei sacerdoti. Il buon padre spirituale deve avere una personalità umile ed equilibrata, deve essere consapevole della preziosità del suo servizio, capace di lavorare su se stesso ed essere innamorato del suo ministero sacerdotale. Nella direzione spirituale c’è sempre una «triade», ha detto Luparia. Si instaura una relazione tra il padre spirituale, Dio e il fedele. «L’insidia dei nostri tempi si chiama “psicologizzazione” – ha aggiunto -, quando si mette al centro solo la dimensione umana escludendo Dio, quando si conta solo sulle proprie forze. In questo modo si instaura una relazione di aiuto che a volte può portare a gravi rischi». Alla base di una buona direzione spirituale, quindi, oltre a una maturità spirituale di colui che accompagna il fedele deve esserci la capacità «di calarsi in una esperienza di fede a una profondità tale che rende sensibili evangelicamente alla sofferenza dell’altro».

Il fine ultimo della direzione spirituale, ha spiegato don Paolo Noris, è permettere al fedele di incontrare Dio. Parole chiave sono accompagnamento e discernimento, per il sacerdote, che ha richiamato due icone bibliche per sintetizzare la direzione spirituale: quella del Padre misericordioso e quella dei discepoli di Emmaus. Nel suo intervento si è soffermato sull’amore generativo del padre spirituale che nell’incontro con il fedele «mette tutta la sua vita e diventa strumento affinché la vita dell’uomo possa incontrare quella del Signore». Nella nostra società, ha spiegato, è difficile essere padre spirituale perché i fedeli spesso cercano «una persona che sia esclusivamente capace di ascoltare. Il direttore spirituale, invece, è una persona dotata di saggezza e discernimento che aiuta la persona a essere se stessa in relazione a Dio».

13 marzo 2019