La famiglia, culla di speranza e scuola di santità
È la prima risorsa del welfare, il più efficace contrasto alle solitudini ma soprattutto è ancora la grande risorsa spirituale dell’umanità. È scuola di fraternità in una società divisa
Il Giubileo della famiglia appena celebrato, in un tempo in cui le certezze sembrano vacillare e la società appare attraversata da frammentazioni e inquietudini, rivela che la famiglia – oggi più che mai – è luogo sorgivo e motore della speranza. Nonostante le fatiche, le crisi e le trasformazioni culturali, la famiglia rimane il primo laboratorio umano in cui si apprende il valore della vita, si impara l’amore gratuito e si sperimenta il perdono, giorno dopo giorno. È la prima risorsa del welfare, il più efficace contrasto alle solitudini ma soprattutto è ancora la grande risorsa spirituale dell’umanità. È scuola di fraternità in una società divisa, è segno di fedeltà in un tempo di relazioni liquide, è palestra di dialogo in un’epoca di polarizzazioni. Certo, non è perfetta, ma è reale. E proprio nella sua imperfezione e fragilità abita la forza del Vangelo: la buona notizia che Dio ci ama dentro le nostre storie, con le nostre fatiche e le nostre ferite. Il Vangelo non ci chiama alla nostalgia, ma alla profezia. Non a difendere un ideale astratto di famiglia, ma a cogliere la presenza viva di Cristo che risplende nelle famiglie reali, con la forza mite dell’amore. Per imparare che ogni figlio è un dono, anche quando inatteso o fragile. Che ogni anziano ha qualcosa da insegnare, anche quando la memoria vacilla, e che proprio lì, nell’accettazione dei propri e altrui limiti,
in quelle relazioni imperfette ma autentiche, il Regno di Dio può germogliare.
Vivere il Giubileo della famiglia è stato un cammino per riscoprire e annunciare che il matrimonio non è un’istituzione del passato e che nel sacramento del matrimonio i coniugi non si limitano a promettersi amore e fedeltà, ma diventano segno dell’amore sponsale di Cristo per la Chiesa. La famiglia è “Chiesa domestica”, luogo di trasmissione della fede, di educazione alla libertà e alla carità, di esperienza ecclesiale incarnata nella vita quotidiana. Educare oggi non è semplice. Genitori e nonni si confrontano con sfide nuove, con un mondo digitale che cambia linguaggi e relazioni, con un’epoca che mette spesso in dubbio il valore dell’impegno, dell’onestà, della gratuità. Eppure, la famiglia continua a essere il primo e insostituibile luogo educativo. Non per trasmettere solo contenuti o regole, ma per formare cuori liberi e responsabili, capaci di discernere il bene, di scegliere con consapevolezza, di vivere nella verità.
Quasi prevedendo la deriva educativa, il Concilio Vaticano II già 60 anni fa affermava: «Prevenuti dall’esempio e dalla preghiera comune dei genitori, i figli troveranno più facilmente la strada di una formazione veramente umana, della salvezza e della santità. Quanto agli sposi, insigniti della dignità e responsabilità di padre e madre, adempiranno diligentemente il dovere dell’educazione, soprattutto religiosa, che spetta loro prima che a chiunque altro» (Gaudium et spes, n. 48). L’educazione dei figli, sfida spesso drammatica e scoraggiante, non è prima di tutto un compito tecnico, ma un’opera spirituale: aiutare l’altro a diventare ciò che Dio ha sognato per lui. La fede si trasmette soprattutto in famiglia, luogo dove si apprende che la verità non è oppressione ma via alla libertà, che la speranza non è illusione ma attesa certa di una promessa. È tra le mura domestiche che i bambini imparano a fare il segno della croce, a pregare prima di dormire, a dire “grazie” e “scusa”, a riconoscere la bellezza del perdono.
Infine, il Giubileo ci ricorda che ogni famiglia cristiana è chiamata alla santità nella vita quotidiana. Non un ideale irraggiungibile, ma un cammino possibile nella ferialità dell’amore vissuto con coerenza, umiltà e fede. È l’anelito alla santità che rende straordinaria l’ordinarietà delle nostre giornate. È la liturgia domestica della vita: custodia della memoria, spazio in cui l’identità personale si radica nella storia e nella relazione; presenza viva e generativa di Dio sorgente dell’amore; promessa di futuro, che educa alla responsabilità, alla cura, alla gratuità.
3 giugno 2025

