«La gioia piena nasce camminando insieme». Le 12 parole per dire speranza al Giubileo dei giovani
In 12 chiese di Roma, itinerario spirituale per centinaia di giovani, tra ascolto, testimonianze e preghiera. Al centro, parole chiave come desiderio, coscienza, gioia, coraggio e pellegrinaggio
«La speranza è la forza di non accontentarsi». Con queste parole l’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha dato il via ieri, 30 luglio, alla prima giornata dell’iniziativa “12 parole per dire speranza”, nel cuore del Giubileo dei giovani. Nella chiesa del Sacro Cuore, a Roma, il presule ha invitato i ragazzi ad aprirsi alla realtà per scoprire la propria vocazione. Desiderio, speranza, scoperta: queste le parole‑chiave proposte come bussola per orientare il cammino interiore. «Chi si lascia provocare dalla realtà – ha affermato – capisce chi è». Poi ha aggiunto: «Gli incontri della vita, anche quelli dolorosi, sono decisivi». Come quello tra Gesù e la Samaritana, «un dialogo che cambia la vita». L’iniziativa, che continua anche oggi, 31 luglio, in dodici chiese giubilari della Capitale, propone un percorso di ascolto e confronto. Nella stessa chiesa Marco Erba, insegnante e scrittore, ha raccontato ai giovani il valore delle ferite: «I limiti sono solchi dove può germogliare il bene. Il contrario di felicità è perfezione». Le parole del nonno, la passione per l’insegnamento, la scoperta che ogni persona «porta in sé una scintilla di bellezza»: così ha invitato i ragazzi a «fare come Michelangelo, togliere ciò che appesantisce e far risplendere il capolavoro che siamo».
Gioia, abbraccio, coscienza. Di «gioia piena» hanno parlato nella chiesa di San Giuseppe al Trionfale Juri Stara e il vescovo di Rimini Nicolò Anselmi. «La vita si fa insieme – ha detto Stara – anche nello sport paralimpico. La prima regola è guardare a ciò che è rimasto, non a ciò che si è perso». Anselmi ha proseguito: «Se anche uno solo non è nella gioia, non possiamo dirci davvero felici. La cosa più bella è l’amore ricevuto e donato». A Ognissanti, sulla via Appia, don Ivan Licinio ha invitato i ragazzi a «non avere braccia conserte, ma braccia aperte». Le testimonianze di Ofelya e Bernadette hanno raccontato la forza dell’abbraccio che accoglie, anche tra guerre e perdite. Il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha affermato: «Ognuno di noi è un sogno di Dio. E il suo sogno è bellissimo». Nella chiesa della Natività, Pilar e Vittoriana, del Consiglio dei giovani del Mediterraneo, hanno parlato di coscienza e discernimento. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha ribadito: «L’intelligenza artificiale è senza coscienza. L’intelligenza umana è consapevole, e da questa nasce vera fraternità».
Famiglia, complessità e stile di vita. Nella chiesa di San Gregorio VII, l’ arcivescovo di Lucca Paolo Giulietti ha parlato della famiglia come scuola di alterità, mentre Giulia ed Edoardo hanno condiviso l’esperienza nei campi internazionali dell’Opera La Pira. Domenico Pompili, vescovo di Verona, ha sottolineato che la famiglia è «soglia» tra generazioni: «Conta la relazione, l’essere accettati. La famiglia è luogo di prossimità e sperimentazione dell’amore, anche se imperfetta e fragile». Emilia Palladino, docente alla Gregoriana, ha rilevato le sfide della complessità contemporanea: «Lottate per costruire l’amore e il tempo che desiderate. Diventare grandi è un privilegio, usate bene il vostro tempo». Nella chiesa di San Pietro in Vincoli, don Massimo Angelelli ha affermato: «Gesù propone stili di vita fondati su perdono, rispetto e gratuità». Il vescovo di Rieti Vito Piccinonna ha parlato di grazia, grazie e gratuità; Gianni Cervellera ha proposto comprensione, diritto all’errore e felicità come stile di vita.
Oltre la frontiera. Nella chiesa di San Francesco Saverio alla Garbatella, Davide Carraro, vescovo di Orano (Algeria), ha riflettuto sulla parola “frontiera”: «Abbattere le frontiere vuol dire lasciarsi cambiare dall’incontro con l’altro. Essere, stare, osare: è la speranza che ci permette di abitare il mondo con occhi nuovi». Accanto a lui, Elisabetta Corà ha raccontato la sua esperienza missionaria in Africa, invitando a «osare l’incontro, osare restare, osare ascoltare». Gianmarco Busca, vescovo di Mantova, ha spiegato che il coraggio vero è quello dei santi della porta accanto: «È dire “riparto” anche oggi». Maria Pia Colella, psicologa e formatrice, ha definito il coraggio come fare: «Alzare un piede e fare il passo… Ciò che conta sono i cominciamenti».
Battesimo, riscatto, pellegrinaggio. Nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, il vescovo di Grosseto Bernardino Giordano ha ricordato che «il battesimo è un abito che dice chi siamo. Prima di amare, dobbiamo sentirci amati da Dio». Isael ed Eleonora hanno testimoniato il loro cammino di fede: «Il Giubileo è un invito di Dio a tornare da Lui» e «il battesimo è stato l’inizio di una nuova vita». Nella chiesa di Santa Maria della Luce, don Claudio Burgio ha parlato di riscatto: «Speranza è dolore che non si arrende». Ha narrato storie di perdono e rinascita: «Solo chi rischia può davvero vivere». Gherardo Gambelli, arcivescovo di Firenze, ha concluso con tre immagini simboliche: scalpellaccio, perla e angeli con un’ala sola, affermando: «La speranza nasce sempre da un dolore attraversato con coraggio». Infine, nella chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini, il vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto ha guidato il gesto simbolico del pellegrinaggio: lasciare una scarpa fuori dalla chiesa come segno che «la Chiesa è in uscita». È appena l’inizio: dodici parole, un solo cammino di speranza. (Riccardo Benotti)
31 luglio 2025

