Mattarella: «A Gaza ostinazione a uccidere»
Nella cerimonia del Ventaglio, al Quirinale, il presidente della Repubblica è intervenuto con un discorso che ha toccato anche i principali dossier interazionali. «L’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa»
Pandemia, catastrofi ambientali, intelligenza artificiale, tendenza ad accantonare il multilateralismo. È un discorso ad ampio spettro quello pronunciato ieri, 30 luglio, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, in occasione della cerimonia del Ventaglio, consegnatogli dal presidente dell’Associazione stampa parlamentare Adalberto Signore. L’affondo, inevitabile, su Gaza prima e sull’Ucraina poi.
«Persino scontato – per il capo dello Stato – affermare che la situazione a Gaza diviene, di giorno in giorno, drammaticamente più grave e intollerabile; e speriamo che alle pause annunziate corrispondano spazi di effettivo cessate il fuoco». Nelle sue parole, il ricordo e la condanna delle violenze sui civili, seguite all’«orrore del barbaro attacco di Hamas del 7 ottobre di due anni fa, con tante vittime tra inermi cittadini israeliani e con l’ignobile rapimento di ostaggi, ancora odiosamente trattenuti». Citando poi l’incontro avuto con gli ambasciatori stranieri in Italia, Mattarella ha definito «inaccettabile» il «rifiuto del governo di Israele di rispettare a Gaza le norme del diritto umanitario». Ancora: «Disumano ridurre alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani»; «grave l’occupazione abusiva, violenta, di territori attribuiti all’Autorità nazionale palestinese in Cisgiordania».
Il riferimento poi è alle cronache delle ultime settimane. «L’incredibile bombardamento della parrocchia della Sacra Famiglia a Gaza è stato definito un errore. Si è parlato di errori anche nell’avere sparato su ambulanze e ucciso medici e infermieri che si recavano per dar soccorso a feriti sui luoghi più tragici dello scontro, nell’aver preso a bersaglio e ucciso bambini assetati in fila per avere acqua, per l’uccisione di tante persone affamate in fila per ottenere cibo, per la distruzione di ospedali uccidendo anche bambini ricoverati per denutrizione – ha elencato il presidente -. È difficile, in una catena simile, vedere una involontaria ripetizione di errori e non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente».
L’altro grande fronte su cui si è concentrato Mattarella è la guerra nel cuore dell’Europa. «Prosegue angosciosa – ha affermato – la postura aggressiva della Russia in Ucraina: un macigno sulle prospettive del continente europeo e dei suoi giovani». E sul conflitto armato che ne è scaturito, ha speso parole chiare: «L’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa. È ben noto che i Paesi dell’Unione e della Nato che, insieme alla Russia, si affacciano sul Mar Baltico nutrono la grave preoccupazione, se non – come viene enunciato – la convinzione che la Russia, dopo quella all’Ucraina, coltivi il proposito di altre, nuove iniziative di aggressione, a scapito della loro sicurezza se non addirittura della indipendenza di alcuni di essi».
Di qui l’invito a leggere i segnali della storia, senza sottovalutare le dinamiche in corso. «Aspirare a essere temuti più che stimati e ammirati può, forse, produrre qualche vantaggio nell’immediato ma colpisce, incrina ampiamente e forse azzera, per il futuro, fiducia, prestigio, autorevolezza; e, quindi, stabile ed effettiva influenza nella comunità internazionale», aveva detto in apertura del suo discorso. Sul piano della realtà delle relazioni internazionali, «la scelta e la postura della Russia hanno, più che stravolto, cancellato l’equilibrio; equilibrio che garantisce la pace e dissuade da avventure di guerra. È la storia – maestra di vita – che insegna che, fin tanto che non saremo riusciti a eliminare dalla vita internazionale le tentazioni di dominio su altri popoli (ciò che, più o meno, equivale a far scomparire il male dall’umanità), è l’equilibrio che impedisce di seguire le tentazioni di dominio».
Urgente, allora, ripristinare l’equilibrio «tra quelli che erano stati i poli mondiali contrapposti dopo la seconda guerra mondiale. Non per coltivare prospettive e pericoli di guerra ma, al contrario, per preservare la pace». A questo corrisponde, nell’analisi del capo dello Stato, «l’urgente necessità della costruzione della politica estera e di difesa comune. Comune politica estera e di difesa anche allo scopo di rendere effettiva e non illusoria la sovranità dei suoi Paesi membri, condividendone aspetti di dimensione sovranazionale».
31 luglio 2025

