La Partita dell’amicizia: goal, dialogo e condivisione
All’iniziativa dell’Us Acli Roma anche una rappresentanza della comunità ebraica. Lojudice: «Mai muri». Dureghello: «Dialogo, impegno comune»
L’iniziativa dell’Us Acli Roma, nel torneo Giovanni Paolo II di calcio a 5. Presente una rappresentanza della comunità ebraica. Il vescovo Lojudice: «Mai muri e barriere»
Il campo di calcio come luogo di sfida ma anche, e soprattutto, di confronto autentico: ecco il significato della Partita dell’amicizia che si è giocata ieri sera, 13 luglio, presso il Dopolavoro Cotral di via Mario Ageno. Il contesto: le finali, e premiazioni, dell’VIII torneo interparrocchiale di calcio a 5 intitolato alla memoria di Giovanni Paolo II, promosso dall’Unione sportiva delle Acli di Roma. Alle 19 sono scese in campo la squadra vincitrice della Coppa fair-play, il Cas Pomezia 1, e una rappresentanza della Comunità ebraica di Roma, che ha preso parte per la prima volta al torneo. «È un segnale forte di condivisione e dialogo – ha spiegato Luca Serangeli, presidente dell’Us Acli di Roma -: siamo davvero felici della nascita di questa collaborazione che speriamo possa proseguire e portare frutti ancora maggiori nei prossimi anni».
A sollevare la coppa sono stati i ragazzi africani ospiti del Centro di accoglienza straordinaria di Pomezia che hanno battuto gli avversari infilando in porta ben undici goal, subendone soltanto tre; ma lo spirito in campo era allegro e sereno: divertimento, prima che competizione. Prima dell’incontro, un momento di preghiera guidato dal vescovo del settore Sud Paolo Lojudice: al centro del terreno di gioco, i ragazzi si sono disposti in cerchio tenendosi per mano, alternati uno per squadra. «Affidiamo la gara e il vostro stare insieme – ha detto il presule – a Dio, unico padre, pregandolo ciascuno come ha imparato a farlo». Il vescovo ha poi espresso parole di stima per questa iniziativa: «Un segno forte che dimostra come non ci debbano essere mai muri e barriere ma vadano invece cercati sempre terreni di condivisione e di intesa».
Dello stesso parere Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica di Roma: «Abbiamo aderito con grande entusiasmo – ha spiegato – perché lo sport rappresenta davvero uno strumento di conoscenza reciproca e la nostra presenza è un messaggio simbolico: tutti dobbiamo portare avanti l’impegno nel dialogo, pur nel rispetto delle diversità e specificità».
Contemporaneamente alla Partita dell’amicizia, su un campo adiacente è stata giocata la finale dei playoff del torneo: a fronteggiarsi, la squadra del secondo Centro di accoglienza straordinaria del comune a Sud di Roma, il Cas Pomezia 2, e i ragazzi della parrocchia di Santa Maria delle Grazie al Trionfale, accompagnati dal viceparroco don Carol Iakel: «Li ho sempre sostenuti con una benedizione e hanno sempre vinto»; invece la gara si è risolta ai rigori a favore degli avversari. Alle 18 era stata disputata la finale dei playout che ha visto scontrarsi la squadra di San Basilio contro quella di San Damaso, vincitrice con nove goal fatti e sette subiti.
Il torneo ha visto la partecipazione di trenta squadre provenienti da tutti i quartieri di Roma, specialmente quelli più periferici come Tor Bella Monaca, Rebibbia, Casilino e Casal De’ Pazzi. Forte la presenza delle squadre del centro Sprar (Sistema protezione per richiedenti asilo e rifugiati) San Michele e dei Centri Cas di via Staderina e del Casilino, oltre a quelli vittoriosi di Pomezia. Presente, come ogni anno, anche una rosa dei volontari del Servizio civile Acli di Roma, mentre è stata la prima partecipazione per la squadra dell’Isola solidale, la struttura che accoglie detenuti a fine pena e che l’anno scorso aveva ospitato le finali del torneo.
14 luglio 2017

