La Pasqua del Campus Bio-Medico, con 14 pazienti in terapia intensiva Covid

Il direttore dell’Area intensiva Agrò racconta la «lotta senza riserve» contro il virus, E suggerisce: «Per far ripartire l’economia, puntare sui tamponi rapidi»

Non solo dedizione totale ai pazienti affidatigli ma anche apprensione per le migliaia di famiglie che hanno perso il proprio reddito a causa della crisi economica generata dal Covid-19. Felice Eugenio Agrò, direttore dell’Area intensiva del Covid Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ha trascorso un’altra Pasqua prendendosi cura dei 14 pazienti ricoverati in terapia intensiva Covid, 9 dei quali in gravissime condizioni, che necessitano del trattamento salvavita in ossigenazione extracorporea. Può contare su un team «altamente efficiente e preparato» dove ognuno è «indispensabile», a partire dagli addetti alle pulizie. Tutti impegnati nella turnistica h24.

Proprio mentre racconta la vita sul campo degli operatori sanitari, «chiamati alle armi con indosso la tuta, il cappuccio, la visiera», arriva la notizia di una “staffetta” tra due pazienti di 47 anni. Uno in miglioramento passa nella terapia semi intensiva, cedendo il posto a un altro contagiato le cui condizioni sono critiche. Agrò parla di «un’incredibile lotta senza riserve» il cui momento più duro è stato a ottobre, «quando ci si è resi conto che i pazienti aumentavano, erano sempre più gravi, giovani di appena 30 anni senza alcuna patologia, al massimo alcuni con rapporto peso/altezza veramente alto».

Prima di soffermarsi sulla quotidianità del Covid Center, parla della realtà socio-economica e senza usare giri di parole avverte che «lì dove non uccide il coronavirus ucciderà la crisi economica creata dal lockdown». Per abbattere il numero dei contagi ritiene che la soluzione non sia fermare l’economia e chiudere le saracinesche. «Fin da subito potrebbero riaprire ristoranti, cinema, teatri, impianti sciistici e quant’altro, adottando i test antigenici rapidi – spiega -. Sono più che attendibili e non è necessaria la presenza di un operatore sanitario, può farlo lo stesso operatore del teatro, del ristorante, del B&B. Nell’arco di pochi minuti si ha il responso e l’avventore risultato negativo può tranquillamente accomodarsi in un ristorante o vedere uno spettacolo in teatro pagando un sovrapprezzo di alcuni euro per il test».

I tamponi rapidi, accompagnati dal distanziamento fisico, dall’uso della mascherina e dall’igienizzazione delle mani, rappresentano per Agrò «l’unica soluzione per far ripartire l’economia in sicurezza». Un appello però lo lancia anche agli Stati, affinché «vengano quanto prima prodotti tanti vaccini quanti sono i ceppi e le varianti». Queste ultime sono «particolarmente aggressive» e quando il paziente riesce a superare «la tempesta citochinica» il recupero è comunque molto lento, deve nuovamente «imparare a camminare e a deglutire». Per questo la squadra di sanitari che opera al Covid Center è complessa, formata anche da logopedisti e fisioterapisti. In qualità di direttore della Scuola di Specializzazione di anestesia e rianimazione dell’Università Campus Bio-Medico, Agrò si è avvalso anche di una ventina di specializzandi per ovviare alla carenza di personale specialista. Sa bene che in alcune strutture ci sono stati colleghi che hanno dovuto «prendere la terribile decisione di scegliere chi salvare» e ringrazia Dio di non essersi trovato nella stessa condizione perché «l’ossigenazione ad alti flussi ha sempre consentito di intervenire».

Pensando a chi non ce l’ha fatta a vincere la battaglia contro il coronavirus o a chi paga ancora i postumi del contagio, prova «dolore misto a rabbia per chi non rispetta le regole dimostrando ignavia per il bene comune senza capire il pericolo». In occasione della Pasqua Agrò ha scritto una lettera al personale sanitario nella quale ha espresso gratitudine perché, nonostante «un microrganismo invisibile e micidiale sta mettendo tutti a dura prova», non è mai venuta meno la speranza, la fiducia e il «coinvolgimento personale da parte di tutti gli operatori del Campus Covid Center».

In tanti, compreso Agrò, hanno deciso di rimanere sempre a disposizione dei pazienti. Supportato dalla moglie e dai sei figli, il direttore dell’Area intensiva del Covid Center del Campus Bio-Medico, ha deciso di trascorrere le poche ore di riposo in una foresteria. Durante la prima ondata è stato lontano da casa dal 1° aprile a metà giugno. Adesso cerca di pranzare con la famiglia «la domenica, sempre che non ci siano emergenze». La pandemia, afferma, «è stata una chiamata a servire la persona malata con dedizione, determinazione, accoglienza, conforto; una chiamata a servire, nella quale, pensando di aiutare, siamo stati aiutati noi a crescere, a migliorare umanamente e professionalmente». La sera è uno dei momenti più difficili: bisogna informare telefonicamente i familiari dei ricoverati, «cercando di spiegare con parole semplici tutto quello che è complesso da capire e da accettare, trasmettendo sostegno morale e professionale».

6 aprile 2021