La povertà in Italia, Zuppi: «Valore sballato»

Il presidente dei vescovi intervenuto con un videomessaggio alla presentazione del Rapporto Caritas “L’anello debole” 2022. L’invito: «Ricreare la rete territoriale»

«Il problema non è soltanto cercare di fare quello che si può, ma bisogna fare quello che serve, quello che si deve, quello che ci viene chiesto, quello che è necessario per rispondere alle tante domande». Il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi esordisce con queste parole, nel videomessaggio inviato alla presentazione del Rapporto Caritas “L’anello debole” 2022, su  povertà ed esclusione sociale, questa mattina, 17 ottobre. Un Rapporto «preoccupante», lo definisce, che «ci deve aiutare a scegliere e a vivere consapevolmente le settimane e i mesi difficili verso cui  andiamo incontro, che richiedono e richiederanno tanta solidarietà, delle risposte rapide, perché la sofferenza non può aspettare, non deve aspettare, ma anche delle risposte che sanno guardare al futuro».

Il presupposto, avverte il cardinale, è «capire bene il presente. Di qui la grande utilità del Rapporto, delle indicazioni che offre e quindi della visione che richiede». E parte dai dati, Zuppi, per sottolineare l’impossibilità di «continuare come prima. È come se a me dicessero: “Guarda, tu hai i valori sballati”, allora devi andare dal medico e ti fai curare. Questi valori sono sballati – prosegue, riferito ai “numeri” del Rapporto Caritas -, perché vedere che quasi sei milioni di persone sono in povertà assoluta è un valore sballato nell’organismo del nostro Paese, che richiede quindi, ovviamente, dei cambiamenti, delle terapie, delle scelte, perché se continuiamo ad avere un dato così tutto l’organismo si ammala». Si tratta, insomma, di «una difesa di tutto l’organismo», sulla scorta della “Fratelli tutti” ma anche della consapevolezza maturata con l’esperienza del Covid. Anche nell’emergenza, riflette il presidente dei vescovi, «dobbiamo essere ancora più fermi nell’indicare le soluzioni».

Tra i dati offerti dal Rapporto, il Cardinale evidenzia «quelli che riguardano il problema dei giovani, del sud, dell’educazione, cioè di come la povertà diventa ereditaria. Per spezzare l’anello, oppure per unire, perché il Rapporto si chiama “L’anello debole” e l’anello debole lo devi rendere forte altrimenti si spezza tutta la catena. L’anello debole lo rendi forte ristabilendo l’educazione o investendo seriamente sull’educazione – prosegue -. I dati che ascolterete sui giovani e sulla povertà intergenerazionale sono davvero preoccupanti e richiedono a tutti quanti noi di fare qualche cosa». L’educazione infatti «non è soltanto quella in termini tecnici, quella di don Milani, quella di aiutare a non essere esclusi dalla scuola – e l’abbandono sappiamo che è incredibilmente alto – ma è anche l’investimento sulla persona, la rete di educazione che è quel famoso villaggio che almeno le nostre comunità devono rappresentare e rappresentano per chiunque». L’obiettivo: «Rafforzare quell’anello sempre debole mentre l’ascensore sociale è rotto da tempo, e pochi sono interessati ad aggiustarlo, mi sembra». Accanto a questo, «c’è poi l’educazione che non viene garantita e che perpetua quella che è quasi come una povertà ereditaria. Per questo c’è una dimensione che viene sottolineata, la dimensione sociale, la territorialità, la rete che si deve ricreare. Io penso che questo sia un grande compito delle nostre comunità – rileva il porporato – e quindi delle Caritas che, ripeto qualcosa di già detto, non sono l’agenzia a cui noi esternalizziamo il compito della carità, perché la carità non si esternalizza».

Al centro dell’attenzione, nelle parole del presidente dei vescovi, anche «il problema del reddito di cittadinanza, che è stato percepito da 4,7 milioni di persone, ma raggiunge poco meno della metà dei poveri assoluti». L’auspicio è che «il governo sappia affrontarlo con molto equilibrio». Nell’analisi di Zuppi, «c’è un aggiustamento da fare ma mantenendo questo impegno che deve essere così importante in un momento in cui la povertà sarà ancora più dura, ancora più pesante e rischia di generare ancora più povertà in quelle fasce dove si oscilla nella sopravvivenza, che devono avere anche la possibilità di uscire da questa “zona retrocessione”».

Nei momenti di crisi, «a maggior ragione – conclude Zuppi -, dobbiamo mostrare che cosa significa essere cristiani. E questo richiede due cose: avere un cuore pieno dell’amore di Cristo e, proprio per questo, riconoscere Cristo e avere noi un cuore pieno di amore per i tanti “poveri cristi “che incontriamo nelle nostre strade, che andiamo a trovare nelle case e che devono trovare un porto nelle nostre comunità».

17 ottobre 2022