La Quaresima, occasione per «risvegliare la speranza»
Presieduta dal penitenziere maggiore De Donatis la Messa con il rito delle Ceneri, che apre il cammino verso la Pasqua. L’omelia preparata da Francesco: momento in cui fermarsi a ragionare «sulle “polveri tossiche” che offuscano l’aria del nostro pianeta»
Il cammino quaresimale è l’occasione per riflettere sulla caducità umana e al tempo stesso per risvegliare la speranza. Opportunità di conversione, di autenticità, momento in cui fermarsi a ragionare «sulle “polveri tossiche” che offuscano l’aria del nostro pianeta, impediscono la convivenza pacifica, mentre ogni giorno crescono dentro di noi l’incertezza e la paura del futuro». Seppur impossibilitato a presiedere i riti del Mercoledì delle Ceneri, giornata che dà inizio al cammino penitenziale verso la Pasqua, Papa Francesco, al ventesimo giorno di ricovero al Policlinico Gemelli per una polmonite bilaterale, ha preparato l’omelia nella quale esorta anche ad imparare «dall’elemosina a uscire da noi stessi per condividere i bisogni gli uni degli altri e nutrire la speranza di un mondo più giusto».
La celebrazione, svoltasi nel pomeriggio di oggi, 5 marzo, è stata presieduta dal penitenziere maggiore il cardinale Angelo De Donatis, delegato dal Papa. «Ci sentiamo profondamente uniti al pontefice in questo momento e lo ringraziamo per l’offerta della sua preghiera e delle sue sofferenze per il bene della Chiesa e di tutto il mondo», ha detto il porporato, che prima della Messa ha guidato la liturgia stazionale da Sant’Anselmo all’Aventino fino alla basilica di Santa Sabina. Una processione penitenziale di circa 500 metri, alla quale hanno partecipato complessivamente 19 cardinali, tra i quali il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin, gli arcivescovi, i vescovi, i monaci benedettini di Sant’Anselmo, i padri domenicani di Santa Sabina e alcuni fedeli.
Al termine della processione, come da tradizione, il penitenziere ha presieduto la celebrazione eucaristica con il rito di benedizione e di imposizione delle Ceneri nella basilica paleocristiana di Santa Sabina. Tante persone, tra le quali molti turisti, si sono assiepati dietro alle transenne ad ammirare la lunga processione, mentre in strada si scandivano preghiere in latino. Quella delle stazioni quaresimali è una antica tradizione romana: durante la Quaresima, fedeli e pellegrini si ritrovano in una delle chiese del centro storico dove sono custodite le memorie dei martiri e, dopo aver recitato le litanie dei santi, compiono una breve processione e celebrano l’Eucaristia.
Nell’omelia Papa Francesco, facendo anche riferimento al filosofo francese Jacques Maritain, ha suggerito di imparare «dalla preghiera a scoprirci “mendicanti del cielo”, per nutrire la speranza che dentro le nostre fragilità e alla fine del nostro pellegrinaggio terreno ci aspetta un Padre con le braccia aperte; impariamo dal digiuno che non viviamo soltanto per soddisfare i nostri bisogni, ma che abbiamo fame di amore e di verità, e solo l’amore di Dio e tra di noi riesce davvero a saziarci e a farci sperare in un futuro migliore».
Le ceneri, imposte sul capo di ogni fedele in segno di penitenza, «ravvivano la memoria di ciò che siamo, ma anche la speranza di ciò che saremo» ha scritto il Papa dell’omelia letta da De Donatis al quale le ceneri sono state imposte dal cardinale decano Giovanni Battista Re. «Anzitutto, facciamo memoria – ha spiegato Bergoglio -. Riceviamo le ceneri chinando il capo verso il basso, come per guardare noi stessi, per guardarci dentro. Le ceneri, infatti, ci aiutano a fare memoria della fragilità e della pochezza della nostra vita». Vulnerabilità di cui l’uomo fa esperienza nei momenti di stanchezza, debolezza, smarrimento, delusione ma anche quando «ci scopriamo esposti, nella vita sociale e politica del nostro tempo, alle “polveri sottili” che inquinano il mondo – ha proseguito il vescovo di Roma -: la contrapposizione ideologica, la logica della prevaricazione, il ritorno di vecchie ideologie identitarie che teorizzano l’esclusione degli altri, lo sfruttamento delle risorse della terra, la violenza in tutte le sue forme e la guerra tra i popoli».
La principale fragilità umana è la morte, che «nelle nostre società dell’apparenza – sono ancora le parole di Francesco – proviamo a esorcizzare in molti modi e a emarginare perfino dai nostri linguaggi, ma che si impone come una realtà con la quale dobbiamo fare i conti, segno della precarietà e fugacità della nostra vita». Il cammino quaresimale deve essere anche all’insegna della speranza senza la quale, ha avvertito Francesco, «siamo destinati a subire passivamente la fragilità della nostra condizione umana e, specialmente dinanzi all’esperienza della morte, sprofondiamo nella tristezza e nella desolazione, finendo per ragionare come gli stolti».
5 marzo 2025

