La scuola di “Cuore”, quella di “Pinocchio” e i ragazzi di oggi

Se nella fantasia non siamo disposti ad accettare riduzioni che ci mettano al riparo dalla complessità del reale, nella realtà dovere fare i conti con “il paese dei balocchi” crea un’angoscia sottile difficile da domare

Oramai più di 150 anni fa, fatta l’Italia bisognava fare gli italiani e in ciò la scuola pubblica post-unitaria assunse un ruolo decisivo. Proprio in quei primi anni uscirono due romanzi che sarebbero entrati prepotentemente nell’immaginario collettivo e che sul racconto di quella scuola fondarono gran parte della loro fortuna: Le avventure di Pinocchio (prima edizione in volume 1883) e Cuore (1886). Eppure la scuola raccontata in Pinocchio e la scuola raccontata in Cuore sono profondamente diverse.

La scuola di Cuore è un campionario ordinato e coerente dei sacri principi sui quali sarebbe dovuta crescere la nuova Italia. È la scuola del maestro Perboni che accoglie e accompagna i piccoli studenti alla scoperta dei valori eterni dell’onesto e virtuoso cittadino italiano, è la scuola lacrimevole dell’oblazione civile e laica dell’eroico tamburino sardo, è la scuola del primo problematico e melodrammatico incontro/scontro tra un nord e un sud del Paese sideralmente lontani.

La scuola di Pinocchio è al contrario la scuola dell’indisciplina, della ribellione, della messa in discussione del principio di autorità. È la scuola dalla quale scappare perché noiosa e pedante, è la scuola dove il discolo di turno, Lucignolo, all’opposto del pessimo Franti lombrosianamente raccontato in Cuore, suscita fascinazione e ammirazione nel protagonista, soprattutto è la scuola dove manca in più e il meglio.

Cuore è un libro, per quanto caro a molti, oramai finito nei recessi dell’immaginario, Pinocchio è diventato un archetipo planetario vivo più che mai, che continua imperterrito a battere i rumorosi piedi di legno sulle strade e sulle fantasie di tutto il mondo. Sarebbe interessante analizzare (in tanti l’hanno fatto) i motivi di due esiti tanto distanti ma in fondo sono abbastanza intuitivi. Molto brevemente, che cosa c’è in Pinocchio da farlo rimanere vivo che viene a mancare in Cuore? Pinocchio è vero, è la complessità, è la sensazione umanizzante della rappresentazione di quel coacervo di contraddizioni che informano fino al midollo la vita del ragazzo che abbozza il suo primo ingresso nel mondo. Cuore non è vero, o meglio, non è tanto vero quanto lo è Pinocchio, perché nega la complessità stereotipando negli alunni (il buono, il cattivo, il mediocre) la voglia di fissità dello sguardo dell’adulto sul mondo dei ragazzi.

Mi pare che oggi il racconto del mondo dei nostri ragazzi, specie quando non funziona, specie se fatto da noi adulti, specie all’ennesimo caso di cronaca eclatante, sia un po’ questo: «La scuola e i genitori oggi sono allo sbando, non fanno il loro lavoro, i ragazzi sono allo sbando, non vengono più educati, quanto sarebbe meglio tornare alla scuola e all’educazione che abbiamo ricevuto noi, quella sì che funzionava». Parafrasando e forzando un po’ il gioco degli accostamenti, «la scuola è diventata la scuola di Pinocchio, quanto era meglio la scuola di Cuore».

Dove voglio andare a parare? Se Pinocchio vive e Cuore è diventato un ricordo dipende dal fatto che per lo meno dal punto di vista della fantasia non siamo disposti ad accettare riduzioni tranquillizzanti che ci mettano al riparo dalla complessità del reale. La questione è diversa ovviamente quando da un libro si passa alla vita, ed ecco, in quel caso l’idea di dovere fare i conti con un mondo che è quello di Pinocchio e Lucignolo, con le sue ombre ma anche con le sue scintillanti luci, crea un’angoscia sottile difficile da domare. Di gran lunga preferibile agognare, desiderare, auspicare un mondo per i nostri ragazzi dove i Franti siano i Franti (e basta) e dove i Garrone siano i Garrone (e basta). Un mondo soprattutto dove il maestro sia figura indiscutibile e investito per diritto inalienabile del “sacro foco” di plasmare quei ragazzi a immagine e somiglianza del mondo degli adulti. Ma la vita vera non è quella, i ragazzi veri non sono quelli, i maestri veri non sono quelli. Per fortuna, direbbe Pinocchio. A tra quindici giorni.

14 marzo 2018