La solidarietà di Acs per i cristiani di Orissa e Bihar
La fondazione pontificia lancia una campagna dedicata in particolare alle donne, « perché donne, perché dalit e perché cristiane». Le proposte: un corso di formazione e la costruzione di due cappelle
«Poveri, reietti, emarginati. Non è semplice la vita per la maggior parte dei cristiani indiani. Il 60% di questi è costituito infatti da “dalit”, i senza casta intoccabili, chiamati spregiativamente anche mangiatori di ratti». È dedicata a loro la nuova campagna di solidarietà promossa da Aiuto alla Chiesa che soffre. A illustrarla è il direttore Alessandro Monteduro, che parla di «nostri fratelli coraggiosi»: esclusi dal sistema sociale induista infatti, grazie all’opera della Chiesa cattolica hanno riscoperto la loro «dignità di esseri umani» ma proprio la fede cristiana «è un nuovo motivo di emarginazione da parte della società e soprattutto dei fondamentalisti indù che non di rado li minacciano e mostrano ostilità nei loro confronti». Particolarmente difficile la condizione delle donne, «tre volte discriminate: perché donne, perché dalit e perché cristiane».
Due i progetti che i benefattori italiani di Acs potranno sostenere nella poverissima diocesi di Rayagada nello Stato di Orissa, lo stesso dove 10 anni fa sono avvenuti i violenti pogrom anticristiani. «Il primo è un corso di formazione cristiana nel quale 300 donne potranno approfondire in modo particolare gli insegnamenti della Chiesa sul rispetto della dignità della donna e sulla famiglia». L’altro progetto prevede invece la costruzione di due cappelle, nei villaggi di Chithrakote e di Chetanpur, che finalmente offriranno a due comunità di 512 e di 239 fedeli un luogo in cui pregare e partecipare alla Messa. «La Chiesa indiana – osserva ancora Monteduro – compie un’opera straordinaria nel riscattare i dalit e permettere loro di iniziare una nuova vita con la consapevolezza che non sono inferiori agli altri, come il sistema delle caste vuol far loro credere, ma hanno eguale dignità». Come avviene ad esempio nello Stato di Bihar, con un’alta percentuale di dalit.
«Vogliamo formare una nuova società fondata sui valori del Vangelo: amore, uguaglianza e dignità umana – spiega ad Acs l’arcivescovo di Patna, il gesuita monsignor William D’Souza – e lo facciamo innanzitutto attraverso le nostre scuole, che sono frequentate per oltre il 90% da indù». Oltre alle scuole, la Chiesa locale gestisce anche centri di assistenza sanitaria, programmi di microcredito, collegi. «Questi servizi – prosegue il presule – sono il nostro modo di proclamare e di servire il Vangelo. E con il loro costante e indispensabile sostegno, i benefattori di Acs sono nostri partner nella missione di Gesù».
29 maggio 2018

