La veglia ecumenica in vista della Pentecoste

Le confessioni cristiane di Roma in preghiera nella chiesa valdese di piazza Cavour. Il filo rosso della fratellanza universale. Il vescovo Ricciardi: «Qui insieme, segno di speranza»

«Tu sei sorgente viva, tu sei fuoco, sei carità. Vieni Spirito Santo, Vieni Spirito Santo!» Le voci a cappella del Coro DecimaQuinta della parrocchia di San Gaspare del Bufalo hanno accompagnato la veglia ecumenica di preghiera di Pentecoste nella chiesa valdese di piazza Cavour. Ieri, 16 maggio, i rappresentanti delle confessioni cristiane di Roma si sono riuniti per meditare insieme sul testo biblico dei Dieci Comandamenti (Esodo 20), in continuità con il significato ebraico della Pentecoste come dono della Torah. “Tutti furono riempiti di Spirito Santo (Atti 2, 4)” è il tema che ha accompagnato l’incontro, richiamando alla fratellanza universale. Un appuntamento che vanta una tradizione pluridecennale in città, ma che era stato interrotto a causa della pandemia.

La serata di ieri rappresenta dunque un nuovo inizio. A renderlo possibile, il lavoro della Consulta delle Chiese evangeliche del territorio romano, che se ne è fatta promotrice, incentivando la collaborazione e il coinvolgimento di tutte le confessioni. In questo contesto è nata la preghiera, che portava l’impronta della spiritualità evangelica, ma che è stata anche inclusiva della voce e della sensibilità delle altre Chiese e comunità ecclesiali. E infatti a ognuna di loro è stato affidato il compito di riflettere su un comandamento attraverso una breve meditazione, una preghiera o un canto. Presenti la Diocesi ortodossa romena d’Italia, la Comunità evangelica luterana, la Chiesa anglicana, la Chiesa evangelica metodista, la Chiesa apostolica armena, la Chiesa evangelica battista, l’Esercito della salvezza, la Chiesa presbiteriana di Saint Andrew e la Chiesa evangelica valdese.

«È importante essere qui tutti insieme – ha sottolineato Marco Fornerone, il pastore della Chiesa valdese che ha ospitato la veglia -. È un’occasione per la Chiesa di Gesù Cristo di essere sé stessa. Un corpo fatto da tante membra riunito insieme in cerchio attorno alla Parola, che è l’origine e la guida di tutte le cose». Alla Chiesa valdese il compito di meditare sul decimo comandamento. «Desideriamo quel che desiderano altri. Crediamo di essere liberi, ma siamo schiavi dei nostri desideri che, in verità, non sono nemmeno nostri, ma desideri altrui», sono le parole del pastore Winfrid Pfannkuche, che ha esortato invece a «desiderare ciò che desidera il Signore per noi. Solo così si diventa liberi e allo stesso tempo una liberazione per gli altri».

Per la diocesi di Roma era presente il vescovo ausiliare Paolo Ricciardi, membro della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute. «È un incontro molto importante, soprattutto in un periodo come il nostro dilaniato dalle divisioni – ha sottolineato -. Il fatto che le Chiese di diverse confessioni si ritrovino insieme è un segno di speranza». Il vescovo durante la veglia ha riflettuto sul secondo comandamento. «Nell’Esodo il Nome di Dio rivelato a Mosè nel roveto indica l’essenza stessa dell’Onnipotente: è Colui che è, Colui che sta accanto al popolo, la cui misericordia è grande ed eterna – ha detto -. Santificare il Nome impronunciabile significa così vivere d’amore, mentre usarlo per ciò che non è amore è profanarlo. Chi abusa di questo nome non è solo chi lo pronuncia invano, ma anche chi, pur dicendosi credente, smentisce con le scelte della vita il proprio nome di cristiano e quello di Dio».

La veglia si è conclusa con il Padre Nostro recitato da ogni Chiesa nella propria lingua, seguito da un piccolo rinfresco che ha permesso a tutti i fedeli di incontrarsi più da vicino e condividere le proprie esperienze. Per diventare sempre più “Fratelli tutti”, come insegna Papa Francesco.

17 maggio 2024