La vita consacrata, testimonianza dell’amore di Dio

Ai Santi Apostoli la veglia in occasione della XXI Giornata mondiale, guidata da padre Giuseppe Midili. Il ricordo di quanti «si sono voltati indietro»

Ai Santi Apostoli la veglia in occasione della XXI Giornata mondiale, guidata da padre Giuseppe Midili. Il ricordo di quanti «si sono voltati indietro»

Da una candela all’altra, la luce del cero pasquale si diffonde nella basilica dei Santi XII Apostoli. E illumina le storie dei tanti religiosi che hanno rinnovato il loro “sì” al Signore, ieri mercoledì 1° febbraio, in occasione della veglia di preghiera per la XXI Giornata mondiale per la vita consacrata, che si conclude oggi con la Messa presieduta da Papa Francesco alle 17.30 nella basilica di San Pietro. Una celebrazione aperta con il rinnovo delle promesse battesimali e caratterizzata da due segni che richiamano il battesimo: l’aspersione con l’acqua benedetta e l’accensione delle candele, perché «ogni vocazione nasce dal fonte battesimale», spiega padre Giuseppe Midili, incaricato dell’Ufficio diocesano per la vita consacrata, che presiede la celebrazione.

Un segno, quest’ultimo, con una forte valenza cristologica: «La luce che illumina la nostra esistenza è Cristo e quella delle candele ricorda la luce che fu accesa al cero pasquale nel giorno del nostro battesimo. In questo momento di preghiera, abbiamo voluto riproporre i segni che lo caratterizzano, perché siamo consapevoli che la nostra consacrazione al Signore trova il suo fondamento in quel sacramento», aggiunge padre Midili. Ad ascoltarlo tantissimi religiosi e religiose della diocesi di Roma, impegnati nell’evangelizzazione o nell’assistenza dei più deboli.

C’è suor Alexandrine, arrivata in Italia dal Madagascar per compiere la sua professione religiosa. Già da piccola, dopo la prima comunione, aveva avvertito il desiderio di donare la propria vita a chi soffre, agli ammalati. «Non mi bastava essere volontaria, in un momento della giornata. Volevo servirli in ogni momento», racconta. E così l’incontro con le Suore ospedaliere della Misericordia è stato l’occasione giusta per realizzare la sua vocazione. Da 23 anni in Italia si dedica all’assistenza dei più deboli. E adesso è al fianco di chi combatte contro il cancro, giovani e anziani, all’Ifo di Roma. «In loro ritrovo il volto di Cristo», spiega.

Ha letto uno dei brani della veglia, invece, un frate minore conventuale, fra’ Antonio Parisi, nato in Sicilia dove ha svolto il suo servizio per tanti anni con i giovani, ascoltandoli e seguendoli nei percorsi vocazionali. Adesso è responsabile delle statistiche dell’Ordine e continua a Roma il suo impegno nell’evangelizzazione. «Ma cerco anche momenti di dialogo più profondo con Dio nell’eremo – spiega -. È una fonte preziosa». «La diocesi di Roma ha la gioia di vedere tra i suoi figli tutte le forme della vita consacrata, quelle di antica fondazione e quelle che lo Spirito ha suscitato in tempi più recenti – spiega nell’omelia padre Midili -. Ogni giorno siamo chiamati a svolgere un incarico. Attraverso la nostra presenza e la nostra opera si manifesta l’amore di Dio per gli altri. Noi crediamo che la nostra vita spesa al servizio del Vangelo nella Chiesa sia testimonianza del suo amore».

Infine, un pensiero per chi ha lasciato la propria famiglia religiosa per tornare a vivere da laico: «Questa veglia è l’occasione per ricordare al Signore i fratelli che in un momento di debolezza hanno pensato di abbandonare la strada intrapresa e di voltarsi indietro. Vogliamo pregare per le infedeltà nostre e dei nostri confratelli. La vita consacrata è un percorso di santità. Non ci spaventa che qualcuno di noi possa smarrire la strada. In quei momenti è determinante la nostra presenza perché non si senta solo».

2 febbraio 2017