La vocazione, «non una folgorazione, più una stalattite, goccia dopo goccia»

Nella basilica lateranense la veglia di preghiera alla vigilia delle ordinazioni sacerdotali, il 31 maggio a San Pietro con il Papa. Il vescovo Di Tolve: «Vogliamo unirci al desiderio di Dio per l’umanità. Non siamo venuti al mondo per caso ma per amore»

Federico dice di essere molto emozionato, ma la sua voce non lo dà a vedere. I suoi occhi brillano. Si interroga su come sarà celebrare l’Eucaristia e il sacramento della riconciliazione. Non si sente pronto, ma è proprio questo che lo riempie di gioia. Si rende conto di essere davanti a qualcosa di più grande di lui, che non si è meritato e per la quale avverte di non avere le capacità. Ma il sì che ha detto al Signore è più grande di tutto. Dieci anni fa frequentava la facoltà di Ingegneria, aveva una ragazza. I piani per la sua vita erano altri. Poi è arrivata la vocazione. «Non è stata una folgorazione – racconta dall’ambone della basilica lateranense -. Assomiglia più a una stalattite. Si è formata goccia dopo goccia». Domani, 31 maggio, verrà ordinato sacerdote da Papa Leone XIV, insieme ad altri dieci diaconi. Sette hanno studiato al Pontificio Seminario Romano Maggiore mentre quattro si sono formati al Redemptoris Mater.

Ieri sera, 29 maggio, la diocesi di Roma ha pregato per loro in cattedrale. Il vescovo ausiliare Michele Di Tolve ha presieduto la veglia per le vocazioni sacerdotali e la vita consacrata. Con lui, padre Maurizio Botta, che ha curato una catechesi. Seduti nelle prime file anche il vescovo ausiliare Benoni Ambarus e il cardinale Enrico Feroci, insieme alle famiglie degli ordinandi e a molti altri sacerdoti. Alcuni seminaristi e le suore missionarie della Divina Rivelazione – tra cui anche suor Rebecca Nazzaro, direttrice Orp – hanno animato la preghiera con i canti. Per tutta la serata si è percepito un grande clima di raccoglimento. Tutti si sono inginocchiati al momento dell’adorazione eucaristica. Le note di “O Ostia Santa” hanno accompagnato l’esposizione del Santissimo. Poi è calato il silenzio.

La veglia è iniziata con le parole del vescovo Di Tolve, che a nome del cardinale vicario Baldo Reina e del consiglio episcopale della diocesi di Roma ha ringraziato tutti per la presenza. «Questa sera – ha detto – vogliamo unirci alle intenzioni di preghiera di Papa Leone XIV e al desiderio di Dio per l’umanità, affinché ogni giovane possa davvero scoprire che la vocazione non è un lusso, ma è ciò che riempie la vita di ogni battezzato e battezzata. È come l’aria che respiriamo, perché non siamo venuti al mondo per caso, per errore, per scherzo o per necessità, ma per amore».

Gli ha fatto eco padre Maurizio Botta. «Il carattere della vocazione di Pietro è paradigmatico per ognuno di noi, non solo per le persone consacrate», ha detto il sacerdote nella catechesi, invitando quindi tutti a farsi «consolare dalla vocazione di Pietro, perché parla così tanto alla nostra vocazione. Gesù – ha aggiunto – ci rivolge le stesse parole che ha detto all’apostolo: “Mi ami più di tutto? Dei tuoi doni naturali? Di quello che ti darò per la mia bontà?”». E anche gli stessi rimproveri: «”Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”». Lo sa bene Elisa. Come Federico ha raccontato la sua testimonianza. Anche lei era fidanzata. Ma un giorno ha scelto di intraprendere il cammino dell’Ordo virginum. Il suo ex ragazzo ha deciso invece di diventare sacerdote. Il Signore li ha fatti incontrare per chiamarli per sé.

30 maggio 2025