Reina: la comunità cristiana e «l’attitudine al Cielo»
Nella chiesa evangelica luterana il culto ecumenico in occasione dell’Ascensione, con la predicazione del cardinale. Il pastore Jonas: «Meravigliosa tradizione celebrare questo giorno insieme»
Quando Gesù ascese al Cielo, gli apostoli continuarono a fissare verso l’alto. «Perché oggi non volgiamo più il nostro sguardo verso il cielo?». In un momento storico così delicato segnato da «guerre, disuguaglianze, povertà, ingiustizie, barbarie nei confronti dei piccoli e degli innocenti», la comunità cristiana deve recuperare l’attitudine al Cielo «attraverso la preghiera, la testimonianza luminosa, l’amicizia, la comunione». Così come insiste nell’invocare la pace nel mondo e persevera nel «chiedere un mondo più giusto», la comunità cristiana deve anche continuare «a volgere lo sguardo verso l’alto perché non sia solo l’ascensione di Gesù ma anche la propria». Lo ha affermato il cardinale vicario Baldo Reina nella predica pronunciata durante il tradizionale culto ecumenico in occasione dell’Ascensione celebrato ieri sera, 29 maggio, nella Chiesa evangelica luterana di via Sicilia, alla presenza di rappresentanti di varie confessioni cristiane.
Se nel Vangelo l’Ascensione è il momento in cui Gesù «torna al Padre portando con sé la nostra umanità redenta», oggi viviamo come se il Cielo non ci appartenesse più. Questa festa, ha sottolineato il porporato, è «l’occasione sempre propizia per far riflettere su questa capacità che abbiamo assunto di non riuscire più a guardare il Cielo». Gesù, ha spiegato, è stato pienamente immerso nella realtà umana, tra lavoro, sorrisi, pianti, annuncio del Regno di Dio, momenti conviviali con i suoi amici, «ma sempre con lo sguardo verso il Cielo – le parole del vicario -. Le sue giornate iniziavano prestissimo con la preghiera. Perché noi oggi non riusciamo più a guardare il Cielo? Anche noi siamo chiamati a vivere l’ascensione già sulla terra, in modo particolare in questo frangente di storia che sembra aver dimenticato l’infinito. Questo è il tratto distintivo dei cristiani, invece, come tutti gli altri, facciamo fatica a tenere desta la nostra attenzione, siamo altalenanti, incostanti. Se ci riveliamo come tutti gli altri, come chi non è cristiano, abbiamo perso tutto perché quella meta verso la quale Gesù ci invita a volgere lo sguardo è il nostro tutto».
La celebrazione è stata aperta dal pastore della Chiesa evangelica luterana di Roma, Michael Jonas. «È una meravigliosa tradizione quella di celebrare questo giorno insieme», ha affermato. Quando il momento ecumenico è stato programmato si pensava alla concomitanza con l’Anno Giubilare e al 1.700° anniversario del Concilio di Nicea. «Non ci aspettavamo che Papa Francesco», il quale si recò in visita nella chiesa di via Sicilia il 15 novembre 2015, «ci lasciasse e che ci sarebbe stato un nuovo pontefice, Papa Leone. Né ci aspettavamo che si sarebbero intensificate le guerre, specie quella in Ucraina e in Terra Santa. Tutto ciò rende ancora più importante in questi tempi volgere lo sguardo al Cielo, lì dove siede Gesù Cristo. Rivolgiamoci a Lui».
Durante la celebrazione si è pregato affinché l’Europa «cresca in unità e diversità» e si è implorato il Signore di renderla «una vera famiglia di popoli» estirpando «la paura di aprirsi al fratello straniero». Tra i presenti monsignor Marco Gnavi, incaricato dell’Ufficio per l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e i nuovi culti del vicariato di Roma, il reverendo Matthew Laferty, direttore dell’Ufficio ecumenico metodista di Roma, Sante Cannito della Chiesa battista, padre Marco Semehen, rettore della basilica ucraina cattolica di Santa Sofia, che ha avviato una campagna di aiuto umanitario alla popolazione ucraina alla quale sono state destinate le offerte raccolte durante la celebrazione.
30 maggio 2025

