L’arcivescovo Rahho, testimone della pienezza del Vangelo
Ricordato a San Pio V il 15° anniversario del martirio del presule, di Mosul, rapito il 29 febbraio 2008, ritrovato il 13 marzo. Lamba: «Ognuno di noi è chiamato a dare la vita»
La vita di ogni cristiano è unita a quella dei martiri «dall’unica vocazione alla santità» ma anche dall’impegno di mantenere viva la loro memoria. La testimonianza di chi ha donato la vita per il Signore deve spronarci a «prendere sul serio il Vangelo. Ciascuno di noi è chiamato a spendere, a donare la propria vita per e con amore nei posti in cui Gesù ci chiama a vivere». Così il vescovo Riccardo Lamba, delegato della Chiesa ospitale e in uscita, che eri sera, 27 febbraio, ha presieduto la Messa nella parrocchia di San Pio V in occasione del 15° anniversario del martirio dell’arcivescovo caldeo cattolico Paulos Faraj Rahho, iracheno di Mosul, rapito il 29 febbraio 2008 dopo la celebrazione della Via Crucis nella chiesa del Santo Spirito. Il suo corpo fu ritrovato il 13 marzo successivo.
Nell’omelia il presule ha spiegato che oltre al martirio del sangue, suprema testimonianza di una fede autentica, c’è anche il martirio “bianco”, quello delle fatiche quotidiane. «Entrambi manifestano la chiamata alla santità dei battezzati», ha affermato. Riallacciandosi al Vangelo offerto dalla liturgia del giorno, quello sul giudizio finale, il vescovo ha rimarcato che ognuno può manifestare la santità prendendosi cura delle persone che il Signore mette sulle nostre strade ogni giorno. «Persone che non hanno da mangiare – ha detto – o che non hanno di che vestirsi. E se oggi è difficile entrare nelle carceri si possono andare a trovare i tanti anziani e non autosufficienti che vivono da carcerati».
La celebrazione eucaristica è stata preceduta dall’incontro organizzato con il sostegno del Centro missionario diocesano dal Gruppo Nuovi Martiri, costituito dalle associazioni Archè, Finestra per il Medio Oriente, dalla Comunità missionaria di Villareggia e dalla parrocchia Sant’Innocenzo I Papa e San Guido Vescovo. Il parroco di quest’ultima, don Massimiliano Testi, ha brevemente illustrato le biografie dei martiri italiani partiti in missioni in Africa o Medio Oriente, come Annalena Tonelli, suor Leonella Sgorbati, don Andrea Santoro, e dei martiri cristiani autoctoni come Shahbaz Bhatti e padre Ragheed Ganni, ucciso esattamente un anno prima di monsignor Rahho, di cui era segretario. Dal 1988 al 2018 sono decine «i martiri che hanno dato la propria vita per il Signore e per i fratelli – ha detto don Massimiliano -. Persone di cui i notiziari non parlano, testimoni autentici del Signore».
Carmen Rodà Pini ha invece «aperto il cassetto dei ricordi» nel quale custodiva fotografie e lettere che ritraggono il marito Alessandro con monsignor Rahho. I due si erano conosciuti negli anni ’70 quando Rahho, all’epoca giovane sacerdote, studiava teologia alla Pontificia Università San Tommaso d’Aquino di Roma e faceva servizio nella parrocchia di Santa Maria Goretti. «Erano molto legati – ha detto Carmen -. Era un uomo spiritoso e di grande fede. Si affidava al Signore anche per le piccole faccende quotidiane». Mentre sullo schermo alle sue spalle scorrono le fotografie di un viaggio del 1977, quando Alessandro e Rahho partirono in macchina da Roma diretti a Mosul, Carmen ricorda l’impegno dell’arcivescovo caldeo per i bambini disabili, per i quali aveva fatto costruire un centro di fisioterapia e studio. Carmen e il marito hanno conosciuto anche padre Ragheed del quale ricordano «il desiderio e il fervore di ricostruire le chiese distrutte dai bombardamenti. Due sacerdoti con una fede profonda, consapevoli dei rischi che correvano e che non si sono sottratti al martirio».
Anche il parroco di San Pio V, don Donato Le Pera, conobbe Rahho negli anni ’70. «Avevo 13 anni e frequentano la chiesa di Santa Maria Goretti – ha detto -. Ricordo bene i suoi modi gentili, il suo sorriso, la sua bontà e la pazienza nel soddisfare la curiosità di noi bambini attratti dal fascino della sua terra di origine che per noi era lontanissima».
28 febbraio 2023

