Catechesi e disabilità: la sfida a lavorare su pregiudizio e stereotipi

L’incontro dell’Ufficio diocesano a Santi Martiri dell’Uganda, con il vescovo Salera, il referente diocesano don D’Errico e suor Donatello (Ufficio nazionale Cei)

È nell’incontro arricchente con l’altro «che è fuori dalle nostre comunità» che si cela la possibilità di «un orizzonte di conversione delle modalità di comunicazione consuete e di un cambiamento fatto di forme di comunione nuova». Così il vescovo ausiliare Daniele Salera, delegato per la catechesi in diocesi, è intervenuto ieri sera, 27 febbraio, nel corso del seminario su “Catechesi e disabilità. O tutti o nessuno”, promosso dall’Ufficio catechistico del Vicariato, nel teatro della parrocchia dei Santi martiri dell’Uganda, nel quartiere Ardeatino. «Vivere il Sinodo – ha spiegato il presule – non è uscire e andare ad incontrare “i pagani” facendo loro del bene perché uscendo fuori si riceve e ci si lascia convertire. Noi veniamo aiutati, non aiutiamo». Auspicando quindi un cambio di paradigma, Salera ha sottolineato come “fuori” ci siano anche le persone con delle disabilità «che come degli “hacker” disturbano il normale processo di comunicazione», rappresentando in tal modo «una via da percorrere» per «mettere in campo dei progetti che favoriscano la comunicazione con chi vive l’esperienza delle disabilità, avviando un’offerta per più persone possibili» con il coinvolgimento di «chi ha gli strumenti per capire e dialogare e può quindi farsi mediatore culturale, creare un contatto nuovo, che prima non era possibile».

Si tratta allora di «andare oltre gli stereotipi, chiamando per nome le persone» e non definendole in base alla loro disabilità perché «in una comunità davvero generativa, nella quale il tesoro sono le persone e le loro storie, ognuno partecipa e aiuta gli altri a capire e a capirsi di più e a cambiare in positivo», come ha sottolineato nel suo intervento don Luigi D’Errico, responsabile del Servizio diocesano per la pastorale delle persone con disabilità, insignito per il suo impegno del titolo di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Sergio Mattarella. Di come «mettere in moto un processo che genera un autentico senso di appartenenza alla comunità e un reale cambio di paradigma» ha trattato suor Veronica Donatello, responsabile del Servizio nazionale della Conferenza episcopale italiana per la pastorale delle persone con disabilità. La religiosa ha spiegato che «la sfida è lavorare sul pregiudizio e sugli stereotipi», lavorando «sulla catechesi basata su una pedagogia catechetica inclusiva, a partire dalla accessibilità e dalla fruizione reale del materiale utilizzato per gli incontri di catechesi».

In particolare, per Donatello è importante «guardare l’altro come persona per quello che è e con tutte le potenzialità che ha», superando «le posture pastorali secondo le quali la persona con disabilità è o una “vittima sacrificata a Dio per gli altri” o una persona a cui guardare in chiave “riabilitativa”»; nel primo caso infatti «si perviene alla cura e all’assistenzialismo e la persona sarà sempre comprimario e mai attore attivo», nel secondo caso «si lavora sulla fase evolutiva della normalizzazione e dell’integrazione ma con un percorso “a termine”, magari al fine dell’iniziazione cristiana e non in vista di un vero senso di appartenenza alla comunità».

Proprio «per pensare a una prospettiva futura nuova, che si inserisce però in un cammino che la diocesi sta portando avanti già da alcuni anni per aiutare le parrocchie dando strumenti e aprendo orizzonti di riflessione», nelle scorse settimane è stato somministrato dall’Ufficio catechistico ai parroci un questionario, ha riferito don Enzo Fiore, referente per il Settore catechesi e disabilità dell’Ufficio del Vicariato. Presentando i dati emersi, il sacerdote ha illustrato come «la maggiore presenza di persone disabili risulta essere nel settore Est della diocesi ma in tutte le realtà c’è una conoscenza accurata da parte dei parroci delle situazioni di disabilità presenti nelle comunità», a dire che quello della disabilità «è un argomento che coinvolge le parrocchie», anche se «risultano poche o addirittura nessuna le risorse specifiche a disposizione, soprattutto relativamente a persone appositamente formate o esperte». Ancora, la nota positiva per cui in più della metà delle parrocchie interessate dalla presenza di persone disabili inserite nei percorsi di catechesi «risulta proficua la collaborazione con le realtà del territorio come le scuole, le case famiglia o le associazioni, che formano una rete».

28 febbraio 2023