Lavoro, Acli: per affrontare l’inflazione servono risposte concrete
La nota a margine della Direzione nazionale: «Il governo deve decidersi a investire nel sociale ma serve un’inversione di marcia rispetto a un sistema fiscale colabrodo»
«La corsa all’inflazione, che in questo momento già molto delicato rischia di impoverire ulteriormente le famiglie e i più fragili, è un problema molto grave a cui il governo non sta dando ancora risposte concrete». Lo scrivono le Acli, in una nota diffusa a margine della Direzione nazionale che si è svolta ieri, 18 gennaio, a Roma. «La decisione di non prorogare gli sconti sulle accise sui carburanti rischia di avere effetti negativi immediati sull’inflazione – si legge nel testo -. Certamente non aiuta neanche il mancato accordo tra sindacati e sigle datoriali per quanto riguarda il Contratto nazionale del lavoro domestico: se da una parte, infatti, gli aumenti di stipendio per chi si occupa di lavoro di cura sono legittimi e assolutamente giusti, dall’altra parte non è stata presa nessuna contromisura per venire incontro alle famiglie che si trovano spesso in situazioni già molto pesanti e complicate non solo economicamente».
Nell’analisi offerta dalle Acli, «non si può trasformare la questione in una guerra tra poveri ma è necessario chiamare in causa il grande assente, lo Stato, perché gran parte del lavoro domestico copre l’assenza delle politiche di welfare, in particolare sulla non autosufficienza e sui servizi alle famiglie e all’infanzia. Il lavoro domestico è, in altri termini, un bene pubblico che non può essere scaricato tutto sul rapporto famiglia – lavoratrice o lavoratore». E ancora, «oltre alla necessità finalmente di un fondo di copertura per la non autosufficienza, le Acli da anni chiedono un bonus vero per il lavoro di cura ovvero delle detrazioni maggiori per le famiglie, variabili a seconda del reddito e delle necessità di assistenza, affiancato da maggiore formazione con il coordinamento dei Servizi sociali e del Terzo settore». Si tratta di scelte che «porterebbero minori costi per le famiglie, il giusto adeguamento dei compensi e un miglior livello di assistenza, oltre a ridurre l’impatto su ospedali e strutture sanitarie», rilevano.
Il governo, insomma, «deve decidersi a investire nel sociale ma serve un’inversione di marcia rispetto a un sistema fiscale colabrodo come l’attuale, nel quale i ricchi spesso pagano meno tasse dei poveri e di lavoratori e pensionati», è la conclusione del documento.
19 gennaio 2023

