L’azzardo come sponsor degli Azzurri. Caritas Roma: «Accordo indegno»

Il direttore Enrico Feroci commenta l’accordo sottoscritto tra Figc e Intralot per la nazionale di calcio: «Cultura della scorciatoia»

La Federazione italiana del gioco del calcio ha firmato un accordo per garantirsi la sponsorizzazione fino al 2018 delle squadre nazionali da parte di una società concessionaria di slot machines e scommesse sportive, la Intralot. Il fatto è semplice: questione di soldi e di immagine. Marchi che richiamo a scommesse e fortuna e valori che dovrebbero leggittimare l’accordo, con un presunto «percorso socio educativo» per combattere la dipendenza da gioco d’azzardo. Per il direttore della Caritas diocesana monsignor Enrico Feroci ce n’è abbastanza per parlare di «ipocrisia». Alle spalle l’esperienza maturata con il progetto “(S)Lottiamo contro l’azzardo”, portato avanti con i ragazzi delle scuole di Roma, nella testa e nel cuore le parole rivolte proprio in questi giorni da Papa Francesco agli sportivi che richiamavano alla responsabilità di «mantenere la genuinità dello sport», Feroci osserva: ««Sarà ancora più difficile entrare nelle classi, guardare in faccia gli studenti – migliaia ogni anno – e parlare loro di come l’azzardo riduca le famiglie in povertà». Sarà ancora più difficile, continua, «parlare di valori come impegno, dedizione, lavoro, studio e onestà, in contrasto con la società del “tutto e subito”, delle scorciatoie, del “tutto mi è dovuto”».

In gioco c’è quell’idea del mondo dello sport come agenzia educativa evidenziato proprio dal pontefice. «I campioni, gli atleti professionisti, sono modelli a cui i giovani guardano. Da tempo – osserva ancora il direttore della Caritas romana -, soprattutto nel mondo del calcio, lo stile di vita che viene proposto è diseducativo e, qualche volta, criminale». Unico punto fermo: la Nazionale, «campioni che vestendo l’azzurro erano capaci di portare gioia e rendere orgogliosi tutti gli italiani». Proprio per questo «l’accordo siglato dalla Federcalcio rappresenta una macchia che certamente non fermerà il nostro lavoro ma che rende indegni coloro che lo hanno sottoscritto e inguardabile questa squadra». Anche perché alla base dell’accordo – «con un’ipocrisia che continua a stupire», rileva Feroci – di sarebbe proprio la pretesa di «una partnership incentrata sui valori»: si è parlato anche di promozione della «cultura della legalità» tra le ricadute di questa sponsorizzazione. «Eppure – le parole del direttore Caritas – non bisogna essere esperti del settore per ricordare che la gran parte degli scandali emersi negli anni, con il coinvolgimento di calciatori, arbitri, allenatori dediti alla falsificazione dei risultati delle partite in cambio di denaro, sono riconducibili al mercato delle scommesse sportive, che dunque si rivela non certo garante della legalità bensì movente del contrario».

Parla di «tradimento», monsignor Feroci, verso lo sport, fatto oggetto di «manipolazioni», e verso i ragazzi, che vanno invece aiutati a comprendere «la differenza abissale» tra il gioco vero e l’azzardo. «Se la società civile non si mobilita contro questo business che si ostina a lucrare sui più deboli – commenta -, a quanta solitudine sono condannati i genitori, gli insegnanti, gli educatori che nonostante tutto perseguono il bene dei ragazzi?». Sono proprio loro, i ragazzi, spesso minorenni, che agli educatori Caritas in giro per le scuole confidano di scommettere una o più volte a settimana, «senza nemmeno rendersi conto che la scommessa sportiva è gioco d’azzardo». A confonderli, l’illusione che bastino abilità e passione per il calcio a difenderli dalla vera natura di quel consumo, «capace di indurre dipendenza al pari di slot machines e di tutte le tipologie di gioco d’azzardo che colonizzano l’immaginario della vincita facile». Caritas Roma lo ha già denunciato più volte: si tratta di «sciacallaggio, sui giovani, sulle famiglie, su tutta la società». L’auspicio di monsignor Feroci, e non solo, è «che la Federazione italiana gioco calcio torni sui suoi passi. Lo stanno chiedendo a gran voce esponenti della politica, della società civile e della Chiesa, e Caritas Roma si unisce a questo monito, perché lo sport sia veramente a servizio dell’umanità e sia posto un freno all’ipocrisia del gioco d’azzardo».

11 ottobre 2016