Leone: «Regola suprema nella Chiesa è l’amore»
Presieduta dal Papa la Messa per il Giubileo delle equipe sinodali. L’esortazione: «Aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale, perché diventi collegiale e accogliente», perché «nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme»
«Le équipe sinodali e gli organi di partecipazione sono immagine di questa Chiesa che vive nella comunione. E oggi vorrei esortarvi: nell’ascolto dello Spirito, nel dialogo, nella fraternità e nella parresìa, aiutateci a comprendere che nella Chiesa, prima di qualsiasi differenza, siamo chiamati a camminare insieme alla ricerca di Dio, per rivestirci dei sentimenti di Cristo; aiutateci ad allargare lo spazio ecclesiale perché esso diventi collegiale e accogliente». Perché «regola suprema, nella Chiesa, è l’amore: nessuno è chiamato a comandare, tutti sono chiamati a servire; nessuno deve imporre le proprie idee, tutti dobbiamo reciprocamente ascoltarci; nessuno è escluso, tutti siamo chiamati a partecipare; nessuno possiede la verità tutta intera, tutti dobbiamo umilmente cercarla, e cercarla insieme». Papa Leone XIV ha sintetizzato così il ruolo delle équipe sinodali e degli organi di partecipazione durante l’omelia della Messa celebrata all’Altare della Confessione nella basilica di San Pietro ieri, 26 ottobre, XXX domenica del tempo ordinario, in occasione del Giubileo a loro dedicato. Con il Santo Padre hanno concelebrato il segretario del Sinodo il cardinale Mario Grech e il sottosegretario monsignor Luis Marin de San Martin.
Il pontefice ha invitato «a riscoprire il mistero della Chiesa, che non è una semplice istituzione religiosa né si identifica con le gerarchie e con le sue strutture» ma è «segno visibile dell’unione tra Dio e l’umanità, del suo progetto di radunarci tutti in un’unica famiglia di fratelli e sorelle e di farci diventare suo popolo: un popolo di figli amati, tutti legati nell’unico abbraccio del suo amore». Leone, citando Papa Francesco, ha posto l’accento sull’importanza delle relazioni che «non rispondono alle logiche del potere ma a quelle dell’amore» e sulla necessità di «camminare insieme», che significa «essere tessitori di unità, a partire dalla comune dignità di figli di Dio».
Per commentare questa necessità, il Papa ha preso spunto dalla pagina evangelica della domenica: «Il fariseo e il pubblicano salgono tutti e due al Tempio a pregare, potremmo dire che “salgono insieme” o comunque si ritrovano insieme nel luogo sacro; eppure, essi sono divisi e tra loro non c’è nessuna comunicazione. Tutti e due fanno la stessa strada, ma il loro non è un camminare insieme; tutti e due si trovano nel Tempio, ma uno si prende il primo posto e l’altro rimane all’ultimo; tutti e due pregano il Padre, ma senza essere fratelli e senza condividere nulla». E ciò, ha sottolineato il Papa, «dipende soprattutto dall’atteggiamento del fariseo, ossessionato dal proprio io», che così «finisce per ruotare intorno a sé stesso senza avere una relazione né con Dio e né con gli altri». Leone ha messo in guardia dallo stesso rischio: «Succede quando l’io prevale sul noi, generando personalismi che impediscono relazioni autentiche e fraterne; quando la pretesa di essere migliori degli altri, come fa il fariseo col pubblicano, crea divisione e trasforma la comunità in un luogo giudicante ed escludente; quando si fa leva sul proprio ruolo per esercitare il potere e occupare spazi. È al pubblicano, invece, che dobbiamo guardare. Con la sua stessa umiltà, anche nella Chiesa dobbiamo tutti riconoscerci bisognosi di Dio e bisognosi gli uni degli altri, esercitandoci nell’amore vicendevole, nell’ascolto reciproco, nella gioia del camminare insieme».
Perciò il pontefice ha invitato «ad abitare con fiducia e con spirito nuovo le tensioni che attraversano la vita della Chiesa – tra unità e diversità, tradizione e novità, autorità e partecipazione -, lasciando che lo Spirito le trasformi, perché non diventino contrapposizioni ideologiche e polarizzazioni dannose . Essere Chiesa sinodale – ha aggiunto – significa riconoscere che la verità non si possiede, ma si cerca insieme, lasciandosi guidare da un cuore inquieto e innamorato dell’Amore». Infine, Leone ha spinto a «sognare e costruire una Chiesa umile. Una Chiesa che non sta dritta in piedi come il fariseo, trionfante e gonfia di sé stessa, ma si abbassa per lavare i piedi dell’umanità; una Chiesa che non giudica come fa il fariseo col pubblicano, ma si fa luogo ospitale per tutti e per ciascuno; una Chiesa che non si chiude in sé stessa, ma resta in ascolto di Dio per poter allo stesso modo ascoltare tutti. Impegniamoci a costruire una Chiesa tutta sinodale, tutta ministeriale, tutta attratta da Cristo e perciò protesa al servizio del mondo».
27 ottobre 2025

