Leone XIV al clero di Roma: «Vorrei camminare con voi»

Nella prima udienza ai suoi sacerdoti, l’appello a crescere nell’unità, nell’esemplarità e nell’impegno profetico, «abbracciando» le sfide del nostro tempo. Il pensiero a Mazzolari, Milani e Di Liegro, che «ha dato la vita per cercare vie di giustizia»

Un appello all’unità e alla comunione, l’esortazione all’esemplarità, fino all’invito ad «abbracciare» le sfide del nostro tempo, «a interpretarle evangelicamente, a viverle come occasioni di testimonianza». Con il pensiero a santi sacerdoti come Primo Mazzolari, Lorenzo Milani, Luigi Di Liegro, esempi cui attingere «per continuare a gettare semi di santità nella nostra città». È sintetizzabile in queste priorità il discorso che Leone XIV ha rivolto nella sua prima udienza al clero della diocesi di Roma, incontrato questa mattina, giovedì 12 giugno, nell’Aula Paolo VI, in Vaticano. Un’udienza aperta dall’indirizzo di saluto del cardinale vicario Baldo Reina, che propone una accurata “fotografia” della diocesi con le cifre di sacerdoti (809 nel clero romano), seminaristi (84) e parrocchie (333), parlando di «un presbiterio generoso, con un forte senso di appartenenza e con una passione pastorale molto marcata».

L’«ultima nota» che il Papa consegna al clero a conclusione del suo discorso è quella che entra direttamente nelle piaghe del nostro tempo, invocando uno «sguardo alle sfide in chiave profetica. Siamo preoccupati e addolorati – afferma il pontefice – per tutto quello che succede ogni giorno nel mondo: ci feriscono le violenze che generano morte, ci interpellano le disuguaglianze, le povertà, tante forme di emarginazione sociale, la sofferenza diffusa che assume i tratti di un disagio che ormai non risparmia più nessuno. E queste realtà non accadono solo altrove, lontano da noi, ma interessano anche la nostra città di Roma, segnata da molteplici forme di povertà e da gravi emergenze come quella abitativa».

Accorato il suo appello: «Queste sfide siamo chiamati ad abbracciarle, a interpretarle evangelicamente, a viverle come occasioni di testimonianza. Non scappiamo di fronte a esse!. L’impegno pastorale, come quello dello studio, diventino per tutti una scuola per imparare a costruire il Regno di Dio nell’oggi di una storia complessa e stimolante». Qui si inserisce il riferimento alle figure di Mazzolari e Milani, «profeti di pace e di giustizia», e di don Luigi Di Liegro «che, di fronte a tante povertà, ha dato la vita per cercare vie di giustizia e di promozione umana. Attingiamo alla forza di questi esempi per continuare a gettare semi di santità nella nostra città».

Le prime parole di Leone XIV erano state nel segno della gratitudine per l’impegno che sacerdoti e diaconi permanenti svolgono in diocesi, «per la vostra vita donata a servizio del Regno, per le vostre fatiche quotidiane, per tanta generosità nell’esercizio del ministero, per tutto ciò che vivete nel silenzio e che, a volte, è accompagnato da sofferenza o da incomprensione». Una parte significativa del discorso è dedicata poi all’unità e alla comunione, che sta «particolarmente a cuore» a Leone XIV. «Il presbitero è chiamato a essere l’uomo della comunione», sottolinea il vescovo di Roma, che intravede un ostacolo nel «clima culturale che favorisce l’isolamento o l’autoreferenzialità. Nessuno di noi è esente da queste insidie che minacciano la solidità della nostra vita spirituale e la forza del nostro ministero».

Ma gli ostacoli sono anche di altro tipo: quelli «che riguardano la vita ecclesiale della diocesi, le relazioni interpersonali, e anche ciò che abita nel cuore, specialmente quel sentimento di stanchezza che sopraggiunge perché abbiamo vissuto delle fatiche particolari, perché non ci siamo sentiti compresi e ascoltati, o per altri motivi». Da qui l’incoraggiamento e la vicinanza del Papa ai suoi preti («vorrei aiutarvi, camminare con voi»), e al contempo la richiesta di «uno slancio nella fraternità presbiterale che affonda le sue radici in una solida vita spirituale, nell’incontro con il Signore e nell’ascolto della sua Parola», e di un impegno concreto nella vita della Chiesa di Roma. «Con carismi diversi, con percorsi di formazione differenti e anche con servizi differenti, ma unico dev’essere lo sforzo per sostenerla – raccomanda Leone XIV -. Camminare insieme è sempre garanzia di fedeltà al Vangelo».

L’impegno quotidiano, osserva il Papa, richiede di «essere sacerdoti credibili ed esemplari. Al servo è chiesta la fedeltà. Nessuno di noi è esente dalle suggestioni del mondo e la città, con le sue mille proposte, potrebbe anche allontanarci dal desiderio di una vita santa, inducendo un livellamento verso il basso dove si perdono i valori profondi dell’essere presbiteri». Di qui l’appello: «Lasciatevi ancora attrarre dalla chiamata del Maestro, per sentire e vivere l’amore della prima ora», indispensabile per «esprimere la forza rinnovatrice del Vangelo». Accompagnati dalle parole di sant’Agostino: «Amate questa Chiesa, restate in questa Chiesa, siate questa Chiesa».

12 giugno 2025