Leone XIV: «Se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace»

L’udienza del Papa ai movimenti e alle associazioni dell’Arena di Pace 2024 a Verona. «Nel mondo, troppa violenza. Ragazzi e giovani hanno bisogno di testimoni di un ostile di vita diverso, nonviolento»

«C’è troppa violenza nel mondo, c’è troppa violenza nelle nostre società. I ragazzi e i giovani hanno bisogno di esperienze che educano alla cultura della vita, del dialogo, del rispetto reciproco. E prima di tutto hanno bisogno di testimoni di uno stile di vita diverso, nonviolento». Lo ha affermato questa mattina, 30 maggio, Papa Leone XIV, incontrando i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni che un anno fa hanno animato l’Arena di Pace a Verona.

Il Papa ha incoraggiato l’impegno «dal basso» dei movimenti popolari che «con la creatività e genialità che nascono dalla cultura della pace, state portando avanti progetti e azioni al servizio concreto delle persone e del bene comune. Il cammino verso la pace richiede cuori e menti allenati e formati all’attenzione verso l’altro», ha spiegato, ribadendo che «la strada che porta alla pace è comunitaria, passa per la cura di relazioni di giustizia tra tutti gli esseri viventi. Quando coloro che hanno subito ingiustizia e le vittime della violenza sanno resistere alla tentazione della vendetta, diventano i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace», ha affermato ancora il pontefice, aggiungendo che «la nonviolenza come metodo e come stile deve contraddistinguere le nostre decisioni, le nostre relazioni, le nostre azioni».

E ancora, «se vuoi la pace, prepara istituzioni di pace – ha continuato -. Ci rendiamo sempre più conto che non si tratta solo di istituzioni politiche, nazionali o internazionali, ma è l’insieme delle istituzioni – educative, economiche, sociali – ad essere chiamato in causa», le parole di Leone XIV, che ha citato l’enciclica Fratelli tutti di Francesco. «Il Vangelo e la Dottrina sociale sono per i cristiani il nutrimento costante di questo impegno; ma al tempo stesso possono essere una bussola valida per tutti. Perché si tratta, in effetti, di un compito affidato a tutti, credenti e non, che lo devono elaborare e realizzare attraverso la riflessione e la prassi ispirate alla dignità della persona e al bene comune».

In conclusione, l’esortazione «all’impegno e a essere presenti: presenti dentro la pasta della storia come lievito di unità, di comunione, di fraternità. La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata, nella fiduciosa speranza che essa è possibile grazie all’amore di Dio, “riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo”».

30 maggio 2025