Contro l’indifferenza, Acs accende di rosso il Colosseo
L’iniziativa organizzata dalla fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre in contemporanea anche ad Aleppo e Mosul, luoghi simbolo della persecuzione anti cristiana. Appuntamento il 24 febbraio
Per accendere i riflettori sul dramma dei cristiani perseguitati nel mondo, sabato 24 febbraio la fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre illuminerà con fasci di luce rossa il Colosseo, simbolo del sangue dei martiri. In contemporanea saranno “tinti” di rosso la cattedrale maronita di Sant’Elia ad Aleppo e la chiesa di San Paolo a Mosul, nella quale il 24 dicembre scorso è stata celebrata la prima Messa dopo la liberazione dell’Isis. La città siriana e quella irachena sono state scelte come luoghi simbolo della persecuzione cristiana in Medio Oriente. L’evento è stato presentato questa mattina, mercoledì 7 febbraio, nel corso di una conferenza stampa. A Roma l’evento principale si terrà alle ore 18 in largo Gaetana Agnesi, a due passi dall’anfiteatro Flavio, e hanno confermato la loro partecipazione il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani e il segretario generale della Conferenza episcopale italiana monsignor Nunzio Galantino. Previste anche tre testimonianze di figure simbolo delle persecuzioni cristiane.
Ashiq Masih ed Eisham Ashiq sono il marito e la figlia più piccola di Asia Bibi, la donna pachistana cattolica in carcere da oltre 8 anni, condannata a morte per presunta blasfemia. Eisham, ultima di 5 figli, aveva solo 11 anni quando la madre fu arrestata da un gruppo di persone che la prelevarono da casa e la condussero in un luogo solitario per picchiarla. Anche la bambina fu percossa fino a quando non riuscì a fuggire e a chiedere aiuto al padre. I famigliari possono visitare Asia in carcere solo una volta al mese.
Rebecca Bitrus è simbolo dell’ amore e del perdono. È una ragazza nigeriana rapita e violentata dai terroristi di Boko Haram che hanno invaso Baga, città dello Stato di Borno (Nigeria), nell’agosto 2014. Rebecca, il marito Bitrus, i figli Jonathan di un anno (successivamente ucciso dai ribelli) e Zachariah di 3 anni tentarono la fuga ma i terroristi riuscirono a rapire la donna che all’epoca aspettava il terzo figlio, perso poi durante la prigionia. Rebecca è rimasta prigioniera due anni, ha subito numerose violenze e ha dato alla luce un bambino frutto di un abuso. Nonostante tutto ha perdonato i suoi carcerieri.
Nel corso della conferenza stampa il patriarca caldeo Louis Raphael I Sako e padre Firas Lutfi, francescano della Custodia di Terra Santa e viceparroco della chiesa di San Francesco ad Aleppo, hanno illustrato rispettivamente l’attuale situazione a Musul e ad Aleppo. Entrambi hanno sottolineato i segnali di speranza e di stabilità che si avvertono. Tanti i siriani che stanno rientrando ad Aleppo. «Anche se sono pochi quelli che tornano dall’Europa o dagli Stati Uniti – ha spiegato padre Firas – accanto al processo di ricostruzione degli edifici ora dobbiamo ricostruire l’animo umano, in particolare quello di bambini e anziani». Il francescano ha illustrato i progetti avviati per evitare che i siriani lascino la propria terra ora perché incerti sul proprio futuro: dagli aiuti per realizzare nuove abitazioni o restaurare quelle danneggiate alla creazione di posti di lavoro per gli uomini; dalla possibilità per i bambini di tornare a scuola alla creazione di una sorta di anagrafe per registrare i circa tremila bambini nati ad Aleppo durante la guerra.
Dalla manifestazione del 24 febbraio, che vedrà protagonista la cattedrale Sant’Elia parzialmente distrutta, ci si aspetta di riportare «l’attenzione del mondo su una città quasi dimenticata da quando è cessata il conflitto. Ma ad Aleppo – ha aggiunto padre Firas – sono emerse enormi problematiche alla fine dei combattimenti». Da padre Firas e dal patriarca Sako anche la testimonianza della solidarietà e collaborazione nata in questi anni tra musulmani e cattolici grazie anche al contributo della Chiesa che non ha mai fatto distinzione quando c’era da distribuire aiuti. I giovani musulmani hanno inoltre contribuito alla riapertura della chiesa di San Paolo a Mosul e parteciperanno all’evento del 24 febbraio. «Accendere le luci contemporaneamente a Roma, Mosul e Aleppo è un segno di speranza per chi ha tanto sofferto», ha commentato Sako. Nella Piana di Ninive sono tornate 7mila famiglie sulle 20mila residenti prima della guerra. «La Chiesa in questi anni ha fatto un miracolo – ha aggiunto prima di accennare all’incontro avuto ieri con Papa Francesco -. Il Santo Padre ha dichiarato che sarebbe pronto a venire subito in Iraq ma non è il momento giusto perché c’è tensione tra Kurdistan e governo centrale».
Per il direttore di Acs Alessandro Monteduro, «questa manifestazione vuole essere una sobria provocazione per richiamare l’attenzione della comunità internazionale sulla violazione della libertà religiosa di tutte le minoranze, in particolare quella cristiana, la più perseguitata». L’evento si svolgerà la settimana precedente alle elezioni politiche e a tal proposito Monteduro, «senza voler entrare nel dibattito politico», ha auspicato che il prossimo governo possa lanciare un appello sulle larghe intese in merito alla libertà religiosa. Alfredo Mantovano, presidente di Acs, spera che il 24 febbraio «si possa squarciare il velo dell’indifferenza esistente sulle persecuzioni cristiane nel mondo. Questo può contribuire a salvare vite».
7 febbraio 2018


