L’omaggio a tre poliziotti eroi, uccisi dai nazisti
Tre pietre d’inciampo collocate all’ingresso della Questura di Roma, presente il ministro Piantedosi e altre autorità. Il questore Belfiore: un monito per non dimenticare
Sulle tre nuove pietre d’inciampo che oggi, 8 febbraio, sono state posizionate davanti all’ingresso della Questura di Roma, ci sono i nomi di Pietro Ermelindo Lungaro, Giovanni Lupis ed Emilio Scaglia. Tre poliziotti che hanno pagato con la vita l’aiuto agli ebrei e alla Resistenza. Tre prove di quella che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, durante la cerimonia, ha definito «follia nazifascista», per la quale l’Italia, ha aggiunto, «ha pagato un prezzo altissimo». Insieme con il ministro, nella sede della Questura di Roma, erano presenti il cardinale vicario Angelo De Donatis, il capo della Polizia Vittorio Pisani, il sindaco Roberto Gualtieri, il prefetto Lamberto Giannini, il questore Carmine Belfiore, la presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, Noemi Di Segni, l’ambasciatore di Israele in Italia, Alon Bar e il presidente della Corte di Appello di Roma Giuseppe Meliadò.
«Solo a Roma – ha proseguito il ministro – nel sabato nero dell’ottobre del 1943 le SS strapparono alla Capitale 1024 suoi figli e solo in 16 tornarono. Gli anni trascorsi da quei tragici eventi non attenuano il senso di sconforto, che anche oggi si sente, per le vittime innocenti e che si prova di fronte alla mostruosità del sistema di sterminio di massa che fu attuato dal nazismo e dai regimi suoi complici». Ma occorre anche guardare avanti e dire mai più. «Il ricordo non può essere soltanto un esercizio retorico attraverso il quale si ritiene di aver compiuto il proprio dovere civico – ha ribadito il capo del Viminale – ma deve diventare un pungolo che spinga l’intera società a interrogarsi su se stessa, sui suoi valori, sulle sue prospettive».
La cerimonia, cui erano presenti anche alcuni parenti delle vittime, si è svolta in parte all’interno della Questura, in parte davanti all’ingresso dove sono state posizionate le pietre d’inciampo, che, ha sottolineato il questore Belfiore, «non sono un ostacolo al nostro cammino, ma ci insegnano a fermarci e a riflettere. Sono un monito non solo per non dimenticare, ma anche per approfondire una delle pagine più buie della nostra storia. Sono la base per una nuova democrazia e una sempre più riaffermata libertà». Anche Gualtieri ha ricordato che i tre poliziotti eroi furono «torturati e uccisi perché scelsero di stare dalla parte giusta, quella della resistenza all’occupazione nazifascista per riscattare l’Italia dall’abisso in cui era stata gettata».
Pietro Ermelindo Lungaro, vicebrigadiere di Pubblica Sicurezza, fu arrestato dalle SS il 12 febbraio 1944 dopo una delazione, fu imprigionato e torturato, ma non rivelò nulla. In seguito, vi fu l’attentato di via Rasella e così venne inserito nella lista delle persone da sopprimere, trovando la morte alle Fosse Ardeatine con altri 334 martiri, il 24 marzo 1944. «Mio padre pagò con la vita la fame e la sete di libertà – ha detto il figlio Pietro -. Già nel 1942 parlava di Europa unita e dopo l’8 settembre non rimase a guardare, ma aiutò i partigiani di stanza ai Castelli Romani nella loro lotta, rifornendoli di armi».
Emilio Scaglia, guardia PAI (Polizia Africa Italiana) e Giovanni Lupis, guardia di pubblica sicurezza, anche loro entrati nelle file dei partigiani, furono arrestati a fine marzo del 1944, per poi essere fucilati insieme a Forte Bravetta, il 3 giugno dello stesso anno, il giorno prima dell’ingresso degli Alleati a Roma. Sono chiamati per questo motivo “martiri della vigilia”.
Durante la commovente cerimonia l’associazione “Italia Israele Cosenza un giusto tra le nazioni Angelo De Fiore” ha donato un quadro alla Questura di Roma in memoria del poliziotto De Fiore che salvò numerosi ebrei e per questo è annoverato tra i giusti fra le nazioni nello Yad Vashem. L’opera è stata realizzata da un agente della stradale di Cosenza. «Eventi come quelli di oggi – ha sottolineato – rappresentano un prezioso contributo al racconto di fatti storici per favorire e alimentare la riflessione collettiva sul valore della memoria».
L’iniziativa si inserisce nel progetto “Senza memoria non c’è futuro” con il quale la Polizia di Stato intende recuperare il ricordo dei poliziotti che si opposero al nazifascismo e andarono in soccorso degli ebrei. Dal 2021 sono state già posizionate 14 pietre di inciampo a Trieste, Aosta, Udine, Pavia, Rieti e La Spezia. Nel corso di quest’anno usciranno inoltre due volumi dal titolo “Fecero la scelta giusta”, che racconteranno le storie di questi poliziotti eroi.
8 febbraio 2024

