Lorena D’Alessandro: una vita «donata nell’amore»

A Nostra Signora di Czestochowa l’incontro e la Messa con il vescovo Staglianò, a 43 anni dalla scomparsa. «Si è immedesimata nella croce e ha trasformato il dolore in salvezza»

«Se farò della mia vita una vita d’amore, vale la pena di vivere». La voce di Lorena D’Alessandro è risuonata di nuovo, per qualche minuto, nella parrocchia di Nostra Signora di Czestochowa, che ospita anche la sua tomba. La registrazione, contenuta in un’audiocassetta, è stata ritrovata dopo la sua morte insieme al suo diario e al suo testamento spirituale. Il documento sonoro ha aperto l’incontro con monsignor Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di teologia e vescovo emerito di Noto, che si è tenuto ieri, 7 aprile, in occasione del quarantatreesimo anniversario della sua scomparsa.

Lorena è stata dichiarata venerabile il 20 maggio 2023. Dopo un lungo calvario a causa dell’amputazione della gamba sinistra a soli 12 anni, cresce in parrocchia, diventa catechista e frequenta il Rinnovamento nello Spirito. Ad agosto del 1980 partecipa al pellegrinaggio diocesano dei catechisti a Lourdes e al ritorno scrive il suo testamento spirituale. Qualche mese dopo ha un’emorragia e la diagnosi è terribile: tumore al polmone incurabile. Il 3 aprile del 1981 muore tra le braccia della mamma, a poco più di 16 anni.

«In Lorena percepiamo la possibilità che anche dei ragazzi possano davvero seguire Gesù nella sua proposta di senso e di gusto per la vita – ha detto Staglianò, che ha celebrato anche la Messa dopo l’incontro con la comunità parrocchiale -. La santità è la misura alta della vita ordinaria del cristiano, come diceva san Giovanni Paolo II. Lorena ha scritto un diario nel quale ha registrato le emozioni più profonde del suo cuore, la sua decisione di rendere la propria vita un’esistenza donata nell’amore. Rileggendo alcune pagine – sono ancora le parole del vescovo -, la prima santa che mi è venuta in mente è Teresina del Bambino Gesù. Lorena in pratica dice: ho capito qual è il mio posto all’interno della Chiesa, la mia missione. Quella di offrire la mia vita nell’amore, perché vivendo d’amore, è come se immettessi nella storia questa bellezza che va a bonificare il fiume dell’umanità laddove c’è veleno e inquinamento».

In soli sedici anni, ha sottolineato ancora Staglianò, Lorena «ha realizzato un percorso di vita cristiana che molti di noi in cento anni non riescono a fare. Il tempo per lei si è fatto breve, come dice san Paolo, ma gli istanti si sono intensificati grazie all’amore che ha saputo donare. Si è lasciata scavare dall’amore, nel suo dolore non si è disperata. Si è immedesimata nella croce di Gesù e ha trasformato il dolore in salvezza».

All’incontro erano presenti anche il fratello e la sorella di Lorena, Antonio e Simona d’Alessandro. «A noi Lorena ha lasciato una forza e un amore profondo – sottolinea Antonio -. Abbiamo avuto tanti problemi, senza il suo esempio non saremmo riusciti ad affrontarli. Il fatto che sia stata dichiarata venerabile per noi è una grande gioia». Anche per il parroco padre Stefano Tang Gun «la storia di Lorena aiuta a vivere la fede, la carità e la speranza attraverso l’amore di ogni giorno. Un amore che richiede una passione, un sacrificio e soprattutto anche la sofferenza. È riuscita a testimoniare la sua fede e il suo amore per il Signore, insegnandoci a cercare e a vivere quotidianamente quell’amore che lei ha trovato».

Parole condivise anche da Nadia Vincenzi, presidente dell’associazione “Amici di Lorena”, che ha donato al vescovo una copia del diario e una reliquia di Lorena. «Dobbiamo imparare a imitarla, a guardarla come un esempio di vita cristiana nella fede, nel dolore e nell’accettazione della volontà di Dio – ha esortato -. Perché, nonostante tutte le sue difficoltà, ha vissuto davvero una vita piena». Testimonianza che ha ispirato anche lo stesso Staglianò nella sua catechesi con la chitarra, molto apprezzata dai presenti, durante l’incontro.

8 aprile 2024