Lorizio e Veneziani a confronto su politica, fede e cultura

Il teologo, direttore dell’Ufficio diocesano per la cultura, e lo scrittore e filosofo si sono confrontati nel nuovo evento di Spiriteco. Il nodo dell’«egemonia culturale»

Esiste oggi un’egemonia culturale nella nostra società? Per monsignor Giuseppe Lorizio, teologo e direttore dell’Ufficio diocesano per la cultura, «non è ben identificabile, ma è una mentalità molto diffusa». Per Marcello Veneziani, scrittore e filosofo, è invece presente ed «è rintracciabile nel fenomeno del “politically correct”». I due studiosi, ieri, 9 aprile, sono stati i protagonisti del nuovo evento di “Spiriteco. Storie, arte, conversazioni per ritrovare la strada della spiritualità”, nella sede della Società Dante Alighieri a Roma. Un progetto promosso dall’Ufficio per la cultura del Vicariato di Roma in collaborazione con la Fondazione Mira, che ha «l’intento di riportare in un’epoca purtroppo arida e povera di verità, la spiritualità al centro dell’uomo», come sottolineato dai promotori. Il tutto attraverso appuntamenti multidisciplinari di cadenza bimestrale con esponenti culturali del nostro tempo.

Il primo incontro è stato un dialogo tra Lorizio e Veneziani sul tema “Egemonia Culturale? La politica tra fede e cultura”, moderato da Isabel Russinova attrice, scrittrice, giornalista, ieri in veste di presidente della Fondazione Mira, e da Gianni Todini, direttore dell’agenzia Aska. Presente anche Salvatore Italia, consigliere centrale e soprintendente della Società Dante Alighieri.

«La fede, la politica e la cultura stanno attraversando un momento di grande fragilità», ha spiegato Lorizio. Secondo il teologo, per superare questa crisi spirituale, così evidente in Europa, è necessario recuperare il rapporto tra fede e ragione. «Dovremmo aiutare la nostra fede a purificarsi attraverso la ragione per contrastare i fondamentalismi», ha sottolineato il sacerdote, che ha evidenziato però come, a partire dalla modernità, l’aspetto religioso sia stato progressivamente estromesso dalla cultura. «Non c’è cultura senza culto, così come non c’è culto senza cultura – sono ancora le sue parole -. Se la religione è latitante, anche la cultura ne soffre». Inoltre, secondo il teologo, per far fronte a questa crisi, «bisogna attivare un processo di maggiore comprensione di chi la pensa diversamente, recuperando anche quella “carità intellettuale” della quale parlava il beato Antonio Rosmini». Per quanto riguarda la politica, invece, Lorizio ha evidenziato l’importanza della «riappropriazione della partecipazione, dell’attenzione alla polis e al bene comune».

Un’analisi condivisa da Veneziani, che, però, ha sottolineato l’esistenza certa di una attuale egemonia culturale. Un’egemonia che, secondo lo studioso, si è evoluta nel corso del tempo e si può individuare in tre momenti ben precisi. «I primi due sono la fase gramsciana e quella lanciata dall’onda sessantottina. Entrambe – ha spiegato – si sono poste come obiettivo la laicizzazione della società. La terza, l’egemonia nella quale viviamo da alcuni anni, è rappresentata dal “politically correct” e dalla “cancel culture”», sono ancora le parole del filosofo. Un’egemonia che, ha spiegato, «non diffonde idee né pensieri, ma soltanto un codice etico preventivo. O, se si vuole, un bigottismo senza religione, un moralismo senza morale e un antifascismo senza fascismo». Per questo motivo, secondo Veneziani «siamo di fronte a una fase di deculturalizzazione di massa». A tal proposito, ha aggiunto, «sarebbe più giusto parlare di “egemonia anticulturale”, perché quella proposta è tutto tranne che cultura, in quanto prescinde dalla filosofia e dalla intelligenza critica». Un vicolo cieco dal quale si può uscire soltanto «riprendendo in mano le coordinate della civiltà – ha concluso -. Quelle del rapporto con la natura, a partire da quella umana, con la storia, con la tradizione e con il pensiero».

10 aprile 2024