L’Orp nella Turchia dei Concili e la preghiera per il Papa
La delegazione guidata da don Biallo e suor Nazzaro, dal 17 febbraio nel Paese, a 1.700 anni da Nicea. L’invocazione: «Maria, rimani sempre vicina alla Chiesa e al Santo Padre»
La preghiera per Papa Francesco, il silenzio e il Salve Regina intonato da suor Rebecca Nazzaro. In Turchia, nella casa di Maria di Efeso, dove si tramanda che la Madonna abbia vissuto i suoi ultimi anni con san Giovanni Evangelista, sono le 15.30. La Sala Stampa della Santa Sede non ha ancora fatto sapere dell’«insorgenza della polmonite bilaterale» che ha costretto i medici ad adottare «un’ulteriore terapia farmacologica» per assistere il pontefice, ricoverato al Gemelli da venerdì scorso, 14 febbraio. Nella cappella adiacente al santuario mariano di Efeso, è appena finita la Messa, celebrata da don Giulio Villa, parroco di Santa Bernadette Soubirous. Tutti si stanno stringendo in preghiera per il Papa. È uno dei momenti più intensi della giornata di ieri, 18 febbraio, che ha vissuto la delegazione dell’Opera romana pellegrinaggi (Orp), partita lunedì mattina per un viaggio nella Turchia dei Concili, a 1.700 anni da Nicea, organizzato in collaborazione con l’ambasciata di Turchia, Ufficio cultura e informazioni.
Ad accompagnare il gruppo, suor Rebecca Nazzaro, direttrice del Servizio per la pastorale dei pellegrinaggi dell’Opera romana, insieme a don Giovanni Biallo. Alla fine della celebrazione, la religiosa ha rivolto il suo pensiero a Francesco. «Maria – ha detto ai canali social della diocesi di Roma -, accompagnaci e rimani sempre vicina alla Chiesa e al Santo Padre, soprattutto adesso che non sta bene e sta vivendo un momento difficile nella sofferenza. Il santuario – ha aggiunto – è un luogo di grande suggestione, di riconoscenza e gratitudine al Signore. Come l’apostolo Giovanni, ci sentiamo ancora una volta abbracciati dalla nostra Madre. Chissà quante volte avrà vissuto con lei sentimenti di misericordia e amore. Per questo le diciamo grazie e le affidiamo Papa Francesco», ha concluso suor Rebecca.
La tappa alla casa di Maria è stata l’ultima della giornata. Don Giovanni Biallo ha spiegato che l’abitazione fu ritrovata nel secolo scorso, grazie alle rivelazioni della beata Caterina Emmerich. Nelle sue visioni, la religiosa descrisse con dettagli precisi la collina di Efeso e il luogo dove la Vergine Maria trascorse i suoi ultimi anni. Seguendo le sue indicazioni, due spedizioni scientifiche ritrovarono nel 1891 le rovine del posto, corrispondenti perfettamente alle descrizioni della veggente tedesca.
Sono tanti i pellegrini che arrivano da tutto il mondo. Tra di loro anche molti musulmani. A Maria si rivolgono soprattutto le famiglie che non possono avere figli, come dimostrano gli ex voto appesi all’interno del Santuario. Simboli di grazie ricevute, in un luogo dove il dialogo interreligioso trova un terreno fertile comune. «Ogni volta che torno in questo posto, sento la presenza della Madre che ci ha aspettato e continua a farlo», ha raccontato don Biallo, non nascondendo anche un po’ di emozione.
Il sacerdote, in mattinata, insieme a suor Rebecca e a una guida del posto, ha accompagnato il gruppo nell’antica città di Efeso, il luogo del terzo Concilio della storia della Chiesa. Si svolse nel 431 nella chiesa di Santa Maria, la prima dedicata alla Madonna. Ancora oggi, i resti dell’abside e delle colonne sono lì a testimoniarlo. Convocati dall’imperatore Teodosio II, 150 vescovi affermarono la maternità divina di Maria, indicata come Madre di Dio, Theotòkos. Fu condannata come eretica la dottrina di Nestorio, che considerava la Vergine solo come Madre di Cristo e non di Dio.
A Efeso, come raccontano gli Atti degli Apostoli, fece tappa anche san Paolo, che rimase in città per tre anni. Nel teatro, attualmente chiuso per restauro, fu duramente contestato dagli argentieri. Senza dimenticare anche la presenza dell’apostolo Giovanni. Si tramanda che l’evangelista arrivò a Efeso con Maria, a lui affidata da Gesù sulla Croce, per sfuggire alle persecuzioni che imperversavano a Gerusalemme. A lui infatti, nel V secolo, fu dedicata una basilica dall’imperatore Giustiniano, costruita sul luogo in cui si credeva che fosse stato seppellito.
Prima di lasciare il sito archeologico, la delegazione dell’Opera romana si è fermata a pregare davanti alla lapide dell’apostolo. Don Giovanni Biallo ha letto il prologo del Vangelo di Giovanni. Accanto a lui, con le mani giunte, suor Rebecca Nazzaro. Poco più indietro, il resto del gruppo. Tutti insieme sulle orme dei primi cristiani.
19 febbraio 2025

