Louise Glück: il compito della poesia
Il lavoro di traduzione di Bacagalupo e la possibilità di ascoltare la voce intensa dell’autrice, carica di risonanze spirituali, grazie a versi lunghi e distesi, quasi prosastici, semplici e profondi
Louise Glück, nata nel 1943 a New York e scomparsa nel 2023 a Cambridge, è sempre stata affascinata dal consumarsi del tempo nel cuore dell’essere umano: «Un amore per i finali» («love of endings», Ararat, 1990) la spinse a sfogliare le pagine della vita come se fossimo «esiliati dal cielo» («exiled from heaven», L’iris selvatico, 1992), incapaci di studiare la lezione che ci è stata impartita, destinati a una reciproca incomprensione, alle soglie del gorgo infernale dove «il mondo è oscuro» («the world is dark», Meadowlands, 1996), terrorizzati dalla sorte che ci attende: «Non sarai risparmiata, né ciò che ami sarà risparmato» («You will not be spared, nor will what you love be spared», Averno, 2006).
Massimo Bacigalupo sta traducendo per il Saggiatore tutta l’opera di questa importante poetessa americana da noi italiani ingiustamente trascurata almeno fin quando nel 2020 non le venne conferito il premio Nobel per la Letteratura. Ora abbiamo la possibilità di ascoltarne la voce intensa, carica di risonanze spirituali, grazie a versi lunghi e distesi, quasi prosastici, semplici e profondi, imbevuti di tradizioni mitologiche eppure dentro la piena realtà: è una vera esperienza estetica, fortunatamente distante da certi oscuri simbolismi di matrice novecentesca.
Sembra di rivedere l’autrice mentre passeggia da sola di notte nel villaggio sulla costa Atlantica in cui trascorse gli ultimi anni, ormai anziana, libera di muoversi senza timore anche di sera perché gli uomini nemmeno la notavano, così lei si descrisse: «È come un filo d’erba secca in un campo d’erbe» («She’s like a dry blade of grass in a field of grasses», Una vita di paese, 2009).
In fondo restò sempre uguale alla ragazzina che fu, in piedi sulla banchina ferroviaria con un mazzo di tulipani gialli da regalare alla nonna, le trecce legate strettamente per superare il viaggio: «Quando si ferma il treno, disse la donna, devi salire. Ma come farò a sapere se è quello giusto? chiese la bambina» («When the train stops, the woman said, you must get on it. But how will I know, the child asked, it is the right train?», Notte fedele e virtuosa, 2014). Una delle sue raccolte s’intitola Ricette per l’inverno dal collettivo (2021): storie di amarezze a stento trattenute, come risospinte indietro da una vischiosa ironia: «Ci divertivamo un mondo a invecchiare, / tutto alla grande come dicevano le infermiere» («We were having a fine old time getting old, / everything hunky-dory as the nurses said»), nella consapevolezza che nessuno, in questa esistenza, conosce il futuro, neppure i pianeti sanno cosa sia: «Ogni speranza è perduta. / Dobbiamo tornare dove è stata perduta / se vogliamo ritrovarla» («All hope is lost. / We must return to where it was lost / if we want to find it again»).
9 giugno 2025

