Martiri del nostro tempo, «appassionati della vita»

Gli iracheni Faraj Rahho, arcivescovo, e don Ragheed Ganni, la missionaria italiana Annalena Tonelli e il politico pakistano Shahbbaz Bhatti: dedicato a loro l’incontro a Santa Maria degli Angeli e dei Martiri

Pakistan, Iraq, Somalia. Africa e Asia. Due continenti che si guardano e hanno un corpo pieno di ferite. Tante. Troppe. Come testimoniano i martiri del nostro tempo che con il loro sangue hanno bagnato queste terre. Di loro si è parlato ieri, mercoledì 22 novembre, nei locali della basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri in un incontro promosso dal Centro missionario e dall’Ufficio catechistico della diocesi di Roma. A dare il loro contributo anche la fondazione Giovanni Paolo II, l’associazione Finestra per il Medio Oriente e la parrocchia di Sant’Innocenzo. Ad aprire il dibattito un canto in siriaco dedicato ai martiri, fatto da due seminaristi iracheni. «Vogliamo ricordare – dice monsignor Andrea Lonardo, direttore dell’Ufficio catechistico diocesano – che il martire è un appassionato della vita. Ama il nemico e i fratelli. La sua morte è un atto fecondo».

In particolare, l’attenzione si sofferma sull’arcivescovo iracheno Faraj Rahho, sul sacerdote, sempre iracheno,  Ragheed Ganni, sul politico pakistano Shahbaz Bhatti e sulla missionaria Annalena Tonelli. Tutti cristiani che vivevano in terre difficili. «La loro presenza in quei territori è un elemento di equilibrio», sottolinea ancora Lonardo. Sono persone appassionate di quei «brandelli di umanità ferita», come diceva spesso la missionaria italiana Annalena Tonelli. Lei, nata nel 1943 a Forlì, ha passato più di trent’anni in Africa in terra musulmana. Le sue mani si sono posate sulle ferite di poveri, abbandonati, non amati; dei malati di tubercolosi, dei sordomuti, di persone con disabilità. Ha vissuto in Kenya e poi in Somalia. «In questo inferno di mondo dove pare che Dio non ci sia, lo rendiamo vivo ogni volta che ci fermiamo presso un uomo ferito». Queste le parole della missionaria Tonelli, pronunciate in Vaticano nel 2001 e, durante l’incontro, interpretate da Claudia Koll. Un commando la uccide il 5 ottobre del 2003.

Vite spezzate, ma non sconfitte. Come quella del giovane sacerdote Ragheed Ganni, nato a Mosul nel 1972. Si forma a Roma, all’Angelicum, parla tre lingue. Pieno di creatività e gioia, è lui a comporre canzoni per la sua parrocchia, a Mosul. Don Angelo Romano, rettore della basilica di San Bartolomeo all’Isola, ricorda i suoi genitori. «Sono venuti a Roma e in processione, in una cassettina, hanno portato la stola del figlio nella basilica di San Bartolomeo. Luogo dove sono custodite le reliquie dei martiri contemporanei di tutto il mondo perché dal 2000, per volontà di San Giovanni Paolo II, la basilica è dedicata ai martiri del XX e XXI secolo. Anche la Bibbia con cui pregava ogni giorno Shahbaz Bhatti è custodita a San Bartolomeo». Di lui sottolinea don Romano: «Ha lottato per difendere la libertà di tutti». Ma viene fermato il 2 marzo del 2011. Il seminarista iracheno Shaker Zaytouna ricorda l’arcivesco Faraj Rahho: «Fu lui a farmi la comunione».  L’arcivescovo è rapito il 29 febbraio del 2008, a Mosul, dopo la celebrazione della Via Crucis. «Sembra che riuscì a usare il cellulare e si raccomandò di non pagare nessun riscatto – dice Zaytouna -. Probabilmente fu torturato e morì in seguito alle violenze subite». Il suo corpo viene ritrovato il 13 marzo del 2008.

23 novembre 2017