Mattarella: il rispetto, «antidoto all’intolleranza»

Al Quirinale la cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i rappresentanti di istituzioni, forze politiche e società civile. «Nemico da sconfiggere insieme è la mancanza di lavoro»

C’è il bene comune come «bene di tutti, nessuno escluso», al centro del discorso pronunciato ieri, 18 dicembre, dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, in occasione della cerimonia per lo scambio degli auguri di fine anno con i rappresentanti delle istituzioni, delle forze politiche e della società civile. «Chi amministra la cosa pubblica, chi è chiamato al compito di governare, esprime certo gli orientamenti della maggioranza ma con il dovere di rispettare e garantire la libertà e i diritti degli altri, delle minoranze. Questa – ha ricordato il capo dello Stato – è l’essenza della democrazia che richiede rispetto reciproco». Nonostante gli scontri che la politica comporta. «Nella stagione che viviamo – ha osservato Mattarella – il confronto politico assume sovente toni molto aspri. E anche alcuni recenti passaggi parlamentari hanno fatto registrare tensioni». Quindi ha citato le parole di Aldo Moro: «Anche se talvolta profondamente divisi, sappiamo di avere in comune, ciascuno per la propria strada, la possibilità ed il dovere di andare più lontano e più in alto. Non è importante che pensiamo le stesse cose invece è di straordinaria importanza la comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo». Chi riveste ruoli istituzionali – è il monito del presidente – «deve avvertire la responsabilità di farlo in nome e per conto di tutti i cittadini». Il rischio, altrimenti, è quello di una «società attraversata da lacerazioni profonde», esposta a grave pericolo.

Dal presidente della Repubblica arriva anche l’indicazione di una strada da seguire: quella del «rispetto», che rappresenta «il più efficace antidoto all’intolleranza, foriera di conseguenze negative». Il capo dello Stato ha invitato a «confrontarsi con lungimiranza sulle prospettive, sull’ampio orizzonte del futuro». Un futuro che «è già cominciato, scrive sulle pagine del nostro presente, sta già cambiando le nostre vite». Questa consapevolezza, ha osservato, «deve interpellare anche chi assume responsabilità politiche, istituzionali, di governo e chi, dall’opposizione vi si confronta». Secondo Mattarella, «siamo pienamente dentro a un cambiamento vorticoso e inedito. Il mondo in cui ci troviamo è diverso da quello che abbiamo conosciuto». Il riferimento è alle nuove tecnologie, ai nuovi lavori, alle mutazioni dell’ambiente, ai cambiamenti del clima. «Oggi – ha rilevato – i cambiamenti climatici fanno apparire fragili ed esposti i nostri territori, insicure le popolazioni che si trovano ad affrontare le drammatiche conseguenze di calamità che sarebbe illusorio definire eccezionali data la frequenza con le quali si ripetono». È necessario «definire una nuova idea di cura del territorio e della sua difesa, basata sulla prevenzione del rischio e non centrata sulla fase dell’emergenza. Prevenire – le parole del presidente – è un dovere, governare le trasformazioni è possibile».

Nel discorso del presidente, ancora un’esortazione: «È necessario misurarsi con la complessità dei problemi e delle situazioni, assumere decisioni, compiere delle scelte nei tempi richiesti dalla velocità delle trasformazioni in atto. Stabilire priorità e concentrare le risorse sui settori strategici per il nostro futuro, fare affidamento su competenze solide, tener conto degli effetti non soltanto immediati di quanto viene deciso». L’augurio “felice anno nuovo”, ha osservato, «esprime il fascino e la suggestione del futuro». Eppure viene contraddetto «da spinte e aspirazioni di ritorno a condizioni del passato; a un passato impossibile perché rimosso dalla realtà. Una scelta siffatta condurrebbe inevitabilmente a un rapido e malinconico declino». Impossibile, per Mattarella, limitarsi a subire gli eventi, «lasciando a dinamiche incontrollate il compito di decidere come sarà il mondo nuovo. Tanto più è necessario questo impegno in quanto assistiamo all’emergere di energie nuove, di domande di tanti giovani che, in ogni parte del mondo, chiedono di far valere il loro diritto al futuro. Perché il loro futuro è oggi, qui, adesso». E preparare il futuro significa proprio «non ignorare quel che si trasforma attorno a noi. Alzare lo sguardo dalle emergenze del presente – ha osservato – significa indicare la cornice e un metodo in base ai quali adoperarsi per risolvere i tanti problemi, anche gravi, che ancora attendono soluzioni, guardando oltre il contingente e la mera ricerca di consenso». Uno, in particolare, il «nemico da sconfiggere insieme»: la «mancanza di lavoro», che pure è indicato come fondamento della Repubblica. «Il lavoro che, quando c’è, è sovente precario o sottopagato». Occorre, ha proseguito Mattarella, «valorizzare le professionalità e le intelligenze. L’Italia ha grandi potenzialità. Le trae dalla sua storia, dai principi fondamentali su cui è nata la Repubblica. Le ritrova nel suo straordinario patrimonio culturale; e anche nella creatività, nella voglia di fare della nostra gente.

Ultimo punto del discorso del capo dello Stato: l’Europa, «casa nostra», ambito di integrazione «essenziale per consentire al nostro Paese di misurarsi con questioni divenute – piaccia o meno – globali e che solo a questo livello possono trovare soluzioni efficaci. In un mondo in cui gli attori protagonisti hanno ormai dimensioni continentali». L’Unione europea, ha sottolineato ancora il presidente, «ha avviato una fase di importante rifondazione, per la prosecuzione, con coraggio, di un processo di integrazione equilibrato e solidale; e per un ruolo più incisivo in ambito internazionale. Il nostro contributo sarà tanto più significativo quanto più la nostra presenza ai tavoli negoziali saprà essere qualificata nelle proposte e ferma nel sostegno di una visione che valorizzi gli interessi comuni».

Mattarella ha poi dedicato un passaggio alla presenza delle donne ai vertici delle istituzioni: «Nell’incontro di auguri per il 2019 abbiamo accolto, con apprezzamento generale, l’elezione di una senatrice alla presidenza del Senato, quest’anno salutiamo, con altrettanto apprezzamento, la nuova presidente della Corte Costituzionale e la nuova guida dell’Avvocatura generale dello Stato». Scelte che «evidenziano come il merito non trovi ostacoli di genere». La presenza delle donne ai vertici delle istituzioni e delle imprese e della società civile per il presidente «è uno straordinario fattore di crescita e di equilibrio. Stiamo compiendo passi in avanti, anche se ancora non siamo vicini al traguardo. Resistono divari, e dobbiamo affrontarli con determinazione per superarli al più presto: penso, in particolare, al dato dell’occupazione femminile, troppo carente rispetto al resto dell’Europa. Il lavoro delle donne è oggi, per il nostro Paese, la principale opportunità di crescita e sviluppo».

19 dicembre 2019