Usa: il presidente Trump sotto impeachment

La Camera dei Rappresentanti ha aperto formalmente la messa in stato d’accusa del 45º presidente degli Stati Uniti per abuso di potere e ostruzione al Congresso

Nella serata di ieri, 18 dicembre, la Camera dei Rappresentanti ha votato, aprendo formalmente il processo di impeachment, la messa in stato d’accusa del 45º presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Abuso di potere e ostruzione al Congresso: questi i due capi di accusa, sui quali si sono registrati rispettivamente 230 e 229 voti a favore. Tre democratici si sono schierati con il partito repubblicano che compatto ha votato no, dopo un dibattito lungo e che solo a sera ha portato al processo di voto. Trump diventa quindi formalmente il terzo presidente degli Usa accusato di impeachment, dopo Andrew Jackson e Bill Clinton. Richard Nixon sfuggì al voto, rassegnando in anticipo le dimissioni. 

Il presidente Trump ha seguito il procedimento dalla Casa Bianca, “twittando” di «atroci bugie» e di «attacco all’America e al partito repubblicano». In serata poi, mentre la Camera votava, si è recato per un comizio in Michigan, che è fra gli Stati in bilico per le prossime elezioni, usando costantemente il “noi” – hanno osservato i commentatori -, quasi a voler ingaggiare gli elettori nella battaglia contro l’impeachment. Sostenendo, fra l’altro, che stava vincendo una guerra politica: «Non abbiamo fatto niente di male. Abbiamo un enorme sostegno nel Partito repubblicano, come non ne abbiamo mai avuto prima».

In realtà, il lungo dibattito iniziato la mattina e terminato soltanto la sera ha mostrato una nazione sempre più divisa, dove ciascuno dei partiti rivendica proprie fonti di informazioni e una lettura dei fatti che rende impossibile un dibattito sereno sulla condotta presidenziale. Tutto questo mentre i sondaggi mostrano che il Paese non vuole la rimozione del presidente. Ora il processo passa al Senato, dove si prevedono tempi più brevi nel giudizio, poiché la Camera è controllata dai repubblicani e il loro portavoce ha già fatto intendere che non saranno chiamati testimoni, impedendo in questo modo ai funzionari che non si sono presentati alle udienze della Camera dei rappresentanti di raccontare la loro versione dei fatti.

19 dicembre 2019