Medicina Solidale ricorda Giovanni Rocchi

Tra i fondatori dell’associazione, è morto il 16 febbraio. La coordinatrice Lucia Ercoli: «Ci ha consegnato una visione della medicina come arte, servizio, vocazione»

Clinico medico, docente universitario, uomo di scienza. Soprattutto, testimone del carattere più autentico della medicina come «via alla conoscenza dell’uomo». L’associazione Medicina Solidale ricorda, nel giorno dei funerali, Giovanni Rocchi, deceduto a Roma il 16 febbraio. Nel 2009 fu proprio lui a presentare alla diocesi di Roma, guidata dal cardinale vicario Agostino Vallini, il servizio di Medicina Solidale come forma di assistenza diretta alle fasce sociali più vulnerabili, per contrastare le diseguaglianze di salute a Roma. Dal 2009 ad oggi, riferiscono dall’associazione, Medicina Solidale ha realizzato una rete di ambulatori di strada nella città di Roma ed è impegnata dal 2015 con l’Elemosineria Apostolica nell’Ambulatorio di cure primarie Santa Maria di Misericordia, nel Colonnato del Bernini.

«Accanto a una formidabile preparazione scientifica e medica – osserva la coordinatrice Lucia Ercoli -, il professor Rocchi era dotato da straordinarie capacità d’insegnamento, ricordando sovente che l’Università traeva il suo significato più alto nell’impegno didattico con un su particolarissimo motto: “Noi esistiamo per gli studenti”. Pur restando fedele al principio di laicità dell’istituzione universitaria – aggiunge -,  era un uomo profondamente legato alla fede cristiana». Si deve al suo impegno «tenace» l’edificazione della cappella universitaria San Tommaso d’Aquino, «non senza contrasti da parte delle frange laiciste e poco illuminate dell’ateneo». Sempre Rocchi «contribuì in modo determinante affinché il Giubileo del 2000 fosse celebrato a Tor Vergata, evento a cui si deve ancora oggi la popolarità dell’ateneo di Tor Vergata e le opere urbane che ne derivarono e migliorarono la viabilità del territorio, promuovendone l’immagine».

La coordinatrice di Medicina Solidale prende a prestito le parole di Umberto Eco ne “Il nome della Rosa” per spiegare il sentimento di gratitudine verso uno dei padri fondatori di questa realtà: «”Siamo nani sulla spalle dei giganti”. Ed è così che noi tutti della Medicina Solidale ci sentiamo verso il professor Giovanni Rocchi che ci ha lasciato arrampicare sulle sue spalle consegnandoci una visione della Medicina come arte, come servizio, come vocazione. A lui dobbiamo tutta la nostra riconoscenza e a lui consegniamo il nostro impegno di testimoni del suo insegnamento».

18 febbraio 2020