Medio Oriente: escalation della violenza in Cisgiordania
«Profonda preoccupazione» di ActionAid: «Incursioni delle forze israeliane in tutto il territorio su base quasi quotidiana». Quasi 400 i palestinesi uccisi qui dal 7 ottobre
«Siamo profondamente preoccupati per l’escalation della situazione in Cisgiordania, dove gli episodi di violenza sono aumentati e la vita quotidiana sta diventando sempre più invivibile per i palestinesi, poiché la loro libertà di movimento è limitata». È la denuncia che arriva da ActionAid, che parla di incursioni delle forze israeliane in tutto il territorio «su base quasi quotidiana. Solo domenica – informano dall’organizzazione -, due uomini sarebbero stati uccisi e almeno cinque feriti nel campo profughi di Tulkarem, mentre una terza persona sarebbe stata uccisa a un posto di blocco fuori dalla città di Nablus».
ActionAid si fa voce delle famiglie che vivono nei campi profughi, che «ci hanno raccontato il trauma dei soldati israeliani che irrompono nelle loro case durante le incursioni, lasciando i loro figli terrorizzati e incapaci di dormire. Anche la violenza dei coloni nei confronti dei palestinesi è aumentata notevolmente», evidenziano, ricordando che l’Unocha (Ufficio Onu per gli affari umanitari) ha registrato «552 incidenti dal 7 ottobre 2023. Complessivamente, quasi 400 palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania dal 7 ottobre, mentre più di 4.500 persone sono state ferite».
Ancora, «gli arresti e le detenzioni arbitrarie sono aumentati». E proprio ieri, 19 febbraio, «gli esperti delle Nazioni Unite hanno riportato il trattamento disumano e degradante a cui sarebbero state sottoposte molte donne e ragazze detenute, tra cui aggressioni sessuali e percosse, nonché la negazione di cibo, medicine e prodotti mestruali. Condividiamo il loro orrore per la situazione e le loro richieste di piena responsabilità e giustizia», dichiarano da ActionAid.
Ogni giorno in Cisgiordania «i palestinesi subiscono gravi violazioni dei loro diritti umani fondamentali. Il coprifuoco e la chiusura dei checkpoint tra le principali città impediscono a molti di accedere al proprio posto di lavoro o all’istruzione, o di vedere i propri familiari e amici. L’intera popolazione palestinese vive sotto costante sorveglianza e con la perenne minaccia di essere interrogata semplicemente mentre svolge la propria vita quotidiana, arrestata senza motivo o addirittura uccisa. Tutto questo – concludono dall’ong – non può continuare. I diritti dei palestinesi devono essere rispettati e protetti».
20 febbraio 2024

