Messico, «crollate case e chiese, non fede e speranza»
La testimonianza del vescovo di Cuernavaca Ramón Castro, a una settimana dal terremoto che ha provocato 324 vittime nella zona centrale del Paese. «Una conta dei danni è impossibile»
A sette giorni dalla scossa dell’8.2 della scala Richter che ha provocato, secondo il dato provvisorio più aggiornato, 324 vittime nella zona centrale del Messico, il 19 settembre, il vescovo di Cuernavaca Ramón Castro tenta una sorta di bilancio. Anche se, ammette, «una conta dei danni è impossibile. Migliaia e migliaia di case crollate, migliaia e migliaia di sfollati. Tantissime abitazioni sono inabitabili».
Parla direttamente dal territorio, il presule, visto che in questi giorni sfida i collegamenti precari percorrendo in lungo e in largo la sua diocesi, che coincide con buona parte del piccolo Stato del Morelos, a sud di Città del Messico. Danneggiate dal sisma anche le «chiese, molte delle quali di grande valore storico e artistico». Secondo le prime stime, riferisce all’Agenzia Sir, «nella nostra diocesi ci sono centoundici chiese danneggiate che non si possono utilizzare, stiamo improvvisando nei cortili luoghi per celebrare la Messa e assistere il nostro popolo spiritualmente».
Nonostante tutto, nelle parole del vescovo non manca la speranza. «Sono giorni davvero tristi, drammatici, dolorosi – afferma – ma sto condividendo con la mia comunità, con il mio popolo, con il mio gregge, un’idea che mi sembra fondamentale. Al vedere quello che è successo, certamente sono crollate le case, le chiese, i paesi, ma non sono crollate la fede, la speranza, la fortezza che ci fanno andare avanti». Per il presule, «il cuore dei messicani ha una grande potenzialità, che si è vista proprio in questi giorni». Quelli del dopo terremoto, che hanno registrato una grande risposta di solidarietà della popolazione, unitamente al l’impegno della Chiesa locale.
26 settembre 2017

