Migranti, domenica 27 settembre il «grazie» a Francesco

Nella Giornata mondiale, alcuni rappresentanti delle comunità etniche cattoliche di Roma parteciperanno all’Angelus in piazza San Pietro. Felicolo: l’Europa deve dare risposte adeguate

Domenica prossima, 27 settembre, si celebra la 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Nel rispetto delle misure messe in atto per contenere il diffondersi del virus, non sarà celebrata la Messa a San Pietro con il Papa, come accaduto negli ultimi due anni, ma alcuni rappresentanti delle comunità etniche cattoliche di Roma parteciperanno all’Angelus di Francesco, accompagnati da monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni – Migrantes e incaricato della Commissione per le migrazioni della Conferenza episcopale del Lazio. «Ci saranno dieci delegati per comunità, con le bandiere dei Paesi di provenienza – spiega il sacerdote -. Non vogliamo che il Covid ci impedisca di essere vicini al Papa. Vogliamo ringraziarlo perché non perde occasione per ribadire costantemente l’attenzione e il sostegno della Chiesa verso il mondo della mobilità umana, che non è solo quello dei migranti ma comprende rifugiati, richiedenti asilo, apolidi, migranti lavorativi. Questi ultimi – aggiunge – non sono da trascurare perché cercano di lavorare onestamente per aiutare i familiari rimasti a casa».

L’emergenza sanitaria che ha colpito il mondo negli ultimi mesi ha «doppiamente ferito» le comunità dei migranti. «Hanno sofferto il lockdown in Italia, ora, come tutti, patiscono le conseguenze economiche e sociali del Covid-19 e in più – evidenzia Felicolo – vivono con apprensione, e a migliaia di chilometri di distanza, il dramma del loro Paese di origine». Commentando il tema scelto per la Giornata, “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, il sacerdote si sofferma sulla prima parte del titolo, nel quale «si ricorda che anche Gesù è stato un profugo e ha dovuto sperimentare la fuga per potersi salvare. La sua storia è simile a quella di tanti profughi, migranti, richiedenti asilo, uomini, donne e bambini costretti a lasciare la propria terra per varie motivazioni».

Il messaggio del Papa per la 106esima Giornata mondiale del migrante e del rifugiato si articola in sei sotto temi esplicitati in altrettante coppie di verbi: conoscere per comprendere; farsi prossimi per servire; ascoltare per riconciliarsi; condividere per crescere; coinvolgere per promuovere; collaborare per costruire. «Questi verbi invitano ad impegnarsi non più “per” i migranti ma “con” i migranti», spiega il direttore dell’Ufficio diocesano, il quale indugia sulla prima coppia di verbi. Sviluppando il tema dell’accoglienza dei migranti e «la freddezza» che questi troppo spesso avvertono nei loro confronti, don Felicolo osserva che «si è convinti di conoscere i migranti ma in realtà sempre più spesso ci si sofferma sui numeri senza ricordarsi che si parla di persone. Se conoscessimo davvero le motivazioni che hanno spinto migliaia di uomini e donne a lasciare il loro Paese – prosegue -, se ci fermassimo ad ascoltare le loro storie, potremmo comprendere i bisogni di chi fugge dalla guerra, dalla fame, dalla povertà. Se comprendessimo, il nostro atteggiamento cambierebbe e riusciremmo a farci prossimi mettendoci a servizio di queste persone che affrontano viaggi massacranti per mettersi in salvo».

Per il sacerdote, l’Europa è chiamata «a farsi prossimo» di chi fugge e in questo momento è chiamata «a dare risposte adeguate» al dramma che stanno vivendo i profughi dopo l’incendio che ha distrutto il campo di Moria, a Lesbo – il più grande d’Europa -, nella notte tra l’8 e il 9 settembre. «C’è poca prossimità nei confronti delle persone di Lesbo – conclude don Felicolo -. Urge una risposta di solidarietà verso chi già prima dell’emergenza sanitaria viveva in condizioni ai limiti della sostenibilità».

23 settembre 2020