Migranti in piazza dal Papa

Il 15 gennaio la Giornata mondiale dedicata ai minori «vulnerabili». Di Tora: no a populismo. Felicolo: immigrazione non è terrorismo

Il 15 gennaio la Giornata mondiale dedicata ai minori «vulnerabili». Di Tora: populismo che specula sulle paure non è cristiano. Felicolo: immigrazione non è terrorismo

«Non esistono solo quelli che muoiono sulle rive del mare, facendoci commuovere. Ci sono anche i bambini soldato e quelli sfruttati nel lavoro e nella sessualità, solo che non li vediamo su tutti i giornali, e mentre le loro vite languono sotto il giogo della criminalità, le voci diventano silenzio». A prestare loro fiato e parole è Papa Francesco, che dedica il suo Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, domenica 15 gennaio, proprio ai migranti minorenni, «vulnerabili e senza voce». Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare della diocesi e presidente della Fondazione Migrantes, ricorda che «nei primi sei mesi del 2016 5.222 minori stranieri non accompagnati sono stati dichiarati scomparsi. Ed è un problema che riguarda tutti, dal momento che ogni cristiano è chiamato a celebrare la sua fede nel contesto che gli è dato di vivere e non può ignorare la concretezza della realtà. D’altra parte il fenomeno migratorio si ripete continuamente nella storia: Agostino – osserva il presule – scrive il “De civitate Dei” con i barbari alle porte, dall’emigrazione degli europei è nata una grande America, e il dopoguerra italiano, con lo spostamento dal Sud al Nord, ha creato una società nuova».

La storia umana, prosegue il vescovo, «non è solo dannazione ma anche e soprattutto salvezza» e «in questo disegno, misterioso certamente, Papa Francesco inserisce il fenomeno migratorio, che un mondo molto globalizzato a livello di merci ma non di umanità non sa bene interpretare». Mentre i cittadini si chiudono in se stessi e nella paura, Francesco parla di protezione e integrazione: «Al di là delle proteste nei Centri di identificazione e accoglienza, per il Papa i migranti, specie se minori, fanno sempre notizia», fa eco monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale delle migrazioni, «e non è un caso, perché la dinamica dell’accoglienza traccia un passo verso Dio. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: immigrazione non è terrorismo. La realtà dell’immigrazione è complessa e non deve tradursi in mancanza di sicurezza, ma non è che per colpa di alcune persone pericolose si possono negare diritti fondamentali a tutti. É chiaro che ci vuole una politica di attenzione e tutela ma senza togliere a chi è disperato la possibilità di un futuro migliore in un altro luogo».

Questo discorso «prima che cristiano è umano perché tutti hanno diritto alla vita», prosegue monsignor Di Tora, e «superare le paure fa parte della vita, che è sempre una novità. Certo, poi esiste una politica populista che specula sulle paure, ma questo di cristiano non ha nulla».L’invito, alla luce del messaggio di Francesco che insiste sulla cooperazione alla ricerca di soluzioni durature, è «a non dimenticare. Penso alla rivoluzione ungherese del ‘56, quando l’Europa occidentale ha saputo accogliere chi fuggiva, o a quello che ha rappresentato l’Argentina per i nostri nonni. Chi non ha memoria non può avere futuro, e la fede si esprime nella concretezza. Quella manifestata dalle parrocchie romane che hanno accolto famiglie e dalla grande trasformazione che parte dalle nuove generazioni: i bambini integrati che conducono per mano i genitori sullo stesso sentiero».

Monsignor Felicolo testimonia tra le comunità straniere presenti in diocesi un grande desiderio di integrazione: «Lavoriamo molto sulle seconde generazioni, i giovani hanno un enorme desiderio di relazioni con gli italiani». A Roma gravitano 36 comunità con oltre 90 centri pastorali distaccati. Tra le più antiche, quella capoverdiana ed eritrea; la più numerosa è filippina, mentre quella siriana antiochena si sta arricchendo di qualche rifugiato: «Sosteniamo questo cammino in ogni aspetto, dal consolidamento delle competenze linguistiche all’ottenimento della cittadinanza, ma non dimentichiamo la custodia della cultura e delle tradizioni dei Paesi di origine». In vista della Giornata del migrante, aggiunge Felicolo, «ogni parrocchia pregherà per i minori, e domenica prossima saremo tutti in piazza San Pietro per l’Angelus con i rappresentanti delle comunità etniche, ciascuna sventolando la propria bandiera. Il mondo dell’immigrazione ama Papa Francesco e conosce bene il senso di gratitudine. Non potrò mai dimenticare – ricorda – una donna ucraina che vidi piangere. Pensavo fosse per le difficoltà che incontrava, per la solitudine che pativa. Le chiesi cosa avesse. Mi rispose che era commossa perché aveva trovato a Roma una comunità dove pregare, dove incontrare altre persone, in un contesto che le aveva dato la forza di imparare la lingua e lavorare. Così facendo, la figlia si era appena laureata in medicina. E lei piangeva, sì, ma di gioia e riconoscenza».

11 gennaio 2017