Migranti, Parolin: «Politica non cavalchi paure ancestrali»

Il segretario di Stato è intervenuto al simposio organizzato dalla Lumsa sui diritti umani: «Prevalgono nuove forme di nazionalismo. Sforzo della Chiesa nel cercare dialogo per difendere vite in pericolo»

Sul tema dei migranti, «la politica non di rado in anni recenti ha rinunciato al suo ruolo di mediazione sociale per edificare il bene comune, cedendo all’imprudente tentazione della ricerca di un facile consenso e cavalcando le paure ancestrali della popolazione». Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin, sottolineando che «anche nel contesto internazionale, rincresce constatare la minore propensione a collaborare nel ricercare soluzioni condivise fra gli Stati, a fronte del prevalere di nuove forme di nazionalismo». «Duole constatare – ha rimarcato – come alcuni Paesi si stiano ritirando dalla discussione» dei Global Compacts. Tali difficoltà «non tolgono l’impegno della Santa Sede nel ricercare un dialogo costruttivo con tutti per difendere le vite in pericolo, né lo sforzo della Chiesa e delle sue istituzioni caritative a interagire con la società civile per favorire soluzioni concrete che allevino la sofferenza dei migranti e tutelino la vita e le attività dei cittadini».

Le parole del segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin sono arrivate in occasione del Simposio “Diritti fondamentali e conflitti tra diritti”, organizzato dalla Fondazione Ratzinger in collaborazione con la Lumsa. «Papa Francesco non ha mancato di richiamare l’urgenza di prendersi cura di chi è costretto ad abbandonare la propria terra a causa di guerre e persecuzioni, come pure per fame e ristrettezze economiche», ha detto il porporato senza nascondere che l’impegno del Papa «nella promozione della dignità dei più deboli, specialmente dei bambini e degli adolescenti che sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari, gli ha procurato talvolta un sentimento di ostilità specialmente tra quanti hanno visto il proprio territorio fortemente investito dalle recenti ondate migratorie».

Nel suo intervento, il cardinale Parolin ha ricordato che nella linea del Papa «l’accoglienza deve essere ragionevole, ovvero deve essere accompagnata dalla capacità di integrare e dalla prudenza dei governanti. Affermare il diritto di chi è debole a ricevere protezione – ha osservato – non significa dunque esentarlo dal dovere di rispettare il luogo che lo accoglie, con la sua cultura e le sue tradizioni». D’altra parte, ha concluso, «il dovere degli Stati di intervenire in favore di chi è in pericolo, non significa abdicare al legittimo diritto di tutelare e proteggere i propri cittadini e i propri valori».

 

16 novembre 2018